Del Vecchio, al via il processo Ateneo chiamato a rispondere

Se il direttore generale sospeso dovesse perdere la causa pagherà anche l’università Il dg è accusato di diffamazione e di aver esercitato arbitrariamente le proprie ragioni
CHIETI. Se il direttore generale dell’università d’Annunzio Filippo Del Vecchio dovesse essere ritenuto colpevole per aver sbarrato le porte del Palacus, cambiando i lucchetti alle serrature, a pagare non sarà solo lui, ma anche la stessa università, che il tribunale ha ammesso ieri mattina come responsabile civile.
È partito ieri, davanti al giudice Valentina Ribaudo, il nuovo processo contro il direttore generale Del Vecchio, sospeso a causa di un’altra indagine della magistratura per falso ed abuso.
All’udienza, aggiornata al 27 settembre prossimo, sono state ammesse due parti civili: il presidente del Cus, Mario Di Marco, e lo stesso Centro universitario sportivo, pronti a presentare una richiesta danni che ammonta a diverse centinaia di migliaia di euro.
«Soltanto il doppio contributo ministeriale che il Cus non ha ottenuto nel 2016 e nel 2017, semplicemente perché l’ateneo non lo ha richiesto», ha detto Di Marco, «ammonta a 250mila euro. E poi dobbiamo includere tutto quello che è stato incassato da chi ha gestito l’impianto sportivo dal 12 giugno del 2015 sino alla fine di febbraio di quest’anno, quando la gestione fu bruscamente interrotta dall’ateneo senza un’apparente motivazione». Senza contare i danni morali e di immagine. E a pagare, in caso di una sentenza contraria e del riconoscimento di un cospicuo risarcimento dei danni, dovrà essere anche l’università d’Annunzio.
A meno che questa non decida costituirsi in giudizio contro il direttore generale sospeso. Se volesse farlo, ha di tempo fino al 27 settembre. Una decisione che spetta al nuovo rettore Sergio Caputi.
Era giugno del 2015 quando i rapporti sempre più tesi tra università e Cus culminarono nella cosiddetta “guerra dei lucchetti”. Il 12 giugno del 2015 al Palacus c’erano 50 bambini quando gli ingressi dell’impianto di Colle dell’Ara furono chiusi con lucchetti e catene. Il dg aveva fatto cambiare le serrature per potersi riappropriare della struttura. Un’azione che riteneva nel suo diritto e, perciò, si era fatto giustizia da sé. Il primo reato di cui è stato accusato è infatti quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il secondo reato è invece quello di diffamazione. «Voi del Cus siete dei pagliacci», aveva infatti detto platealmente Del Vecchio quattro giorni dopo.
Il Palacus venne tolto al Cus per permettere il campo estivo del Crad (Circolo ricreativo ateneo dannunziano). Poi fu dato in gestione alla Virtus Chieti, a cui, a febbraio scorso, in piena stagione sportiva, fu improvvisamente tolto.
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