Denso, duecento operai in esubero Scatta l’interrogazione al ministro

Fratoianni (SI): «Inammissibile la mancanza di vincoli sociali delle grandi aziende con il territorio» Il presidente del gruppo Ito San parla ai lavoratori invitandoli ad essere ottimisti e a sorridere
SAN SALVO. Cinquecento posti a rischio nei due colossi industriali, almeno trecento nell'indotto come conseguenza del ridimensionamento di organici di Denso e Pilkington. Numeri che raccontano la grande crisi dell'industria nel Vastese e che spaventano. E a far crescere i timori è il silenzio che ha accompagnato l'annuncio dei 300 esuberi alla Pilkington.
Alla Denso proseguono gli incontri per ridurre i 200 esuberi ma l'azienda non si sbottona sul piano industriale alimentando le voci che danno per certo l'investimento in Spagna. Tramite il segretario regionale di Sinistra italiana, Daniele Licheri, traducendo le preoccupazioni del Vastese, il deputato e segretario nazionale del partito, Nicola Fratoianni, ha inviato una interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, per chiedere un tavolo di confronto per evitare pesanti e negative conseguenze sociali che gli esuberi annunciati dalle dirigenze aziendali avrebbero sul territorio. «Il polo industriale dell’automotive di San Salvo», è scritto nell’interrogazione, «occupa, tra diretti e indotto, circa 3.400 lavoratrici e lavoratori; la Denso manifacturing, ritiene insufficiente il ricorso alla cassa integrazione per bilanciare la crisi provocata dalla pandemia e dalla riduzione dei volumi produttivi».
In un collegamento video con i lavoratori, il presidente del gruppo Denso, Ito San, li ha esortati ad essere ottimisti e ad affrontare le difficoltà con il sorriso. Ai dipendenti però riesce difficile sorridere con lo spauracchio dei licenziamenti dietro l’angolo. «Nel settore automotive», scrive Fratoianni al ministro, «va crescendo la diffusione di auto ibride ed elettriche e mancano certezze sulla produzione di componentistica per l’ibrido e l’elettrico nella fabbrica di San Salvo. Fatto che rischia di compromettere il futuro del sito produttivo italiano che inevitabilmente risente anche degli eventi legati al delicato momento che sta attraversando il gruppo Stellantis (Fca-Psa). Secondo le rsu occorre riportare la fabbrica ad essere efficiente e competitiva dopo dieci anni di risultati economici negativi. Il piano esuberi», ricorda Fratoianni, «si ripercuoterebbe inevitabilmente anche sull’indotto. Non è ammissibile che le multinazionali non abbiano nessun vincolo sociale col territorio». (p.c.)
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