Deposito in fiamme, danni per 1,5 milioni

15 Agosto 2018

Paglieta. Il sindaco: vicenda drammatica. Il capitano Ruffini: indagini laboriose. Lanci (Nsc): non usate prodotti degli orti

PAGLIETA. Pezzi di ferro accartocciati: è quel che resta della Deterglobal srl, deposito all’ingrosso di detersivi e prodotti per la pulizia, bruciato lunedì sera in contrada La Selva, sulla strada provinciale pedemontana, nel territorio di Paglieta. Il capannone è stato completamente divorato dalle fiamme. L’incendio ha piegato la struttura in ferro dei 1.500 metri quadrati dell’ingrosso e arso tutto quello che conteneva: detersivi, prodotti per la pulizia della casa e per l’igiene personale, carta per alimenti, buste, articoli per tabaccheria. «Una scena drammatica», dice il sindaco di Paglieta, Nicola Scaricaciottoli, «e che ha gettato nello sconforto il direttore, Giuseppe Andreoli, la famiglia e i dipendenti. Danni ingenti, oltre il milione e mezzo di euro, ma soprattutto un’attività storica che dovrà riprendersi. Ho parlato con lui, ovviamente sconvolto, e mi ha detto che ha lasciato la fabbrica prima delle 19. Era tutto in ordine. Dopo pochi minuti l’ha chiamato un dipendente dal capannone dietro il suo perché ha sentito uno scoppio e ha visto divampare le fiamme. In pochi minuti il fuoco ha inghiottito tutto, con le alte temperature la struttura in ferro si è piegata su se stessa». Oltre 12 ore hanno impiegato le squadre dei vigili del fuoco di Lanciano e Casoli per domare l’incendio mentre i carabinieri di Paglieta e della Compagnia di Atessa si sono occupati di chiudere l’area al traffico e di avviare gli accertamenti.
LE INDAGINI. Sono al momento molto laboriose perché, come ha spiegato il capitano dei carabinieri della Compagnia di Atessa, Marco Ruffini, «dobbiamo aspettare l’esito del sopralluogo effettuato dai vigili del fuoco». L’ipotesi principale resta quella di una causa accidentale, un corto circuito, «ma non possiamo sbilanciarci, le indagini sono in corso», aggiunge Ruffini, «non abbiamo trovato inneschi che possano far pensare a un incendio doloso, ma è anche vero che il fuoco ha divorato tutto, anche i più piccoli indizi».
L’ARTA. Si indaga anche sul fumo sprigionato dalle fiamme, un fumo denso e nero che si esteso per chilometri fino a Lanciano. A fare i campionamenti lunedì sera è stata la squadra dell’Agenzia per l’ambiente (Arta) di Pescara. Ha rilevato la presenza di eventuali composti organici volatili nei fumi sprigionati dalla combustione sul posto e su altri 5 punti verso Lanciano, Mozzagrogna, Santa Maria Imbaro e ricercato eventuali contaminanti nelle acque utilizzate per spegnere il fuoco. «Se sarà necessario, su richiesta dei sindaci, svolgeremo ulteriori accertamenti», dicono dall’Arta che invierà i risultati delle analisi ai sindaci dei Comuni interessati dall’emergenza e alla Asl di Chieti non prima di un paio di giorni.
NUOVO SENSO CIVICO. «Passano giorni per sapere che quel fumo non era ossigeno puro?», si domanda il presidente dell’associazione Nuovo Senso Civico (Nsc), Alessandro Lanci, «dovevano essere fatti campionamenti sul posto immediati per avere i primi responsi, è assurdo che servano alcuni giorni per dirci che l’aria era irrespirabile; peccato che però non si possa tornare indietro nel tempo. Se è vietato bruciare anche un piccolo barattolino di plastica perché sprigiona diossina, lì sono bruciate centinaia di buste e decine di contenitori di plastica: non si può tacere. No all’allarmismo ma bisogna avvertire i cittadini di non usare i prodotti degli orti, di chiudere le finestre».
©RIPRODUZIONE RISERVATA