Depuratore, l’arsenico sversato di sabato mattina

Il 21 novembre del 2015 i Tir arrivarono da Pisa ma il laboratorio era chiuso Uno degli indagati svela il retroscena durante un colloquio intercettato
CHIETI. Il 21 novembre del 2015 era un sabato. Quindi il laboratorio che analizzava i rifiuti, portati da fuori l’Abruzzo al depuratore di Selvaiezzi, era rigorosamente chiuso. Ma quel sabato di un anno fa giunsero a Chieti due autobotti da una discarica di Pisa per riversare arsenico nel depuratore che ha fatto scattare quattro arresti.
Di quei due carichi non c’è traccia tra le fatture sequestrate dalla Forestale. Ma ci fu davvero e ce lo rivela oggi un’intercettazione ambientale eseguita con una microspia, nascosta sotto un tavolo, nella stanza di Andrea De Luca, il biologo di Ripa Teatina responsabile del settore ecologia del depuratore di Chieti Scalo e indagato dalla procura distrettuale antimafia.
E’ lui che, venerdì 20 novembre di un anno fa, avvisa un tecnico dell’arrivo, per il giorno successivo, di altri due carichi di percolato dalla società Chimica Lardarello.
Dipendente: «E’ permesso, posso entrare?».
De Luca: «Vieni, vieni. Qual è il problema? L’acqua? Il percolato?».
Dipendente: «No, il pretrattamento che oggi sta a 303! (si riferisce al livello di arsenico riscontrato, ndr)
De Luca: «Lardarello?»
Dipendente: «Sì, è partito da 50 ed è arrivato a 300. Più sta e più aumenta!».
De Luca: «E mo che ne vengono altri due pure domani. Stanno già in viaggio... Mannaggia alla miseria!».
L’intercettazione ha un orario: 16,15. Ma alle 19,06 De Luca telefona a un operaio per dargli un ordine che però viene di nuovo intercettato: «Chiudi le vasche di equalizzazione, chiudi l’uscita», gli dice, «così quello che scarichiamo domani lo teniamo in vasca». Il motivo di questo ordine si capisce dalla frase successiva pronunciata dall’indagato: De Luca dice all’operaio di far andare solo l’acqua di fogna: «Va bene? Perché così lunedì», aggiunge, «questi vengono».
Questi chi? Il responsabile del settore ecologia si riferiva molto probabilmente all’Arta. Che in effetti, il 25 novembre del 2015, insieme alla Capitaneria di porto di Pescara, fa i prelievi al depuratore ma «i risultati analitici dello scarico in uscita», si legge sulle carte dell’accusa, «hanno evidenziato la conformità del parametro arsenico». Che invece era altissimo: 300 dice infatti il dipendente nella intercettazione ambientale. Evidentemente lo stratagemma di chiudere l’uscita della vasca di pretrattatamento, per contenere nella stessa i rifiuti ad alto rischio giunti da Pisa, aveva funzionato bene. Almeno fino al controllo, previsto, dell’Arta.
Il 2 dicembre del 2015 scatta il primo sequestro del depuratore. Durante la perquisizione nella stanza di De Luca, la Forestale trova e acquisisce la documentazione relativa alle analisi interne di laboratorio. «Si è rilevato che nei giorni 22, 23, 24 e 25 novembre del 2015 sono state eseguite le analisi solo sullo scarico finale e non anche all’uscita dell’impianto di pretrattamento perché, al contrario della normale procedura, era stata chiusa», si legge sul rapporto degli investigatori che però si chiedono perché per il 21 novembre non vi fosse alcuna documentazione. Nessuna traccia è agli atti di quei due scarichi di arsenico. Ci è bastato andare a controllare il calendario dell’anno scorso per scoprire che era un sabato: il giorno di chiusura del laboratorio che doveva vigilare.

