Di Ilio sfiduciato dai tredici direttori

Tutti i presidi di facoltà firmano una lettera contro il rettore
CHIETI. «Chiarissimo professor Carmine Di Ilio, Magnifico rettore dell’Università G. D'Annunzio di Chieti-Pescara». Così comincia la lettera di 13 direttori di dipartimento che sottoscrivono un atto di sfiducia nei confronti del rettore. Sull’Ateneo cade un macigno che, se fosse stato scagliato in una sede istituzionale, come il Senato Accademico, avrebbe inevitabilmente costretto Di Ilio alle dimissioni. E’ un atto politico senza precedenti perché vede uniti tutti i presidi di Chieti e Pescara e coinvolge persino chi era indicato come delfino di un rettore finito sott’accusa per le scelte sul nuovo Cda e il rinnovo del contratto del dg Filippo del Vecchio.
LA PREMESSA. «La legge Gelmini ha profondamente innovato il sistema di governance degli atenei italiani. Questo modello di governo presuppone un vero e proprio rapporto di tipo fiduciario tra rettore, Cda e direttore generale. Nel nostro statuto, però, c'è un vulnus nei meccanismi di individuazione di tali organi rappresentato dal mancato allineamento tra il mandato del rettore e quelli del Cda e del direttore generale. La proposta di revisione dello statuto, però, non è mai stata portata alla discussione del Senato accademico. Il problema è allo stato ancora irrisolto».
IL FULCRO. «Il Cda è stato ricostituito per i prossimi quattro anni con un orizzonte temporale superiore di un triennio al mandato dell'attuale rettore; al direttore generale è stato rinnovato un contratto triennale con un orizzonte temporale superiore di un anno al mandato dell'attuale rettore. Entrambe le decisioni, naturalmente, sono state adottate sotto il risoluto impulso, formale sostanziale, dell'attuale rettore. Per effetto di tali decisioni, il prossimo rettore - che sarà eletto dal corpo accademico - si ritroverà quindi ad operare per metà del suo mandato con una "squadra" alla cui scelta non avrà avuto la possibilità di concorrere».
L’AFFONDO. «Avere deliberatamente rinunciato ad intervenire per tempo sullo statuto di Ateneo è certamente stata una precisa scelta politica del rettore. Ha comunque prodotto effetti potenzialmente dirompenti derivanti dal possibile "scollamento" che potrebbe prodursi nel futuro assetto di governance della nostra Università».
LA RICOSTRUZIONE. I tredici ricostruiscono i fatti partendo dal nuovo Cda: «Sono stati confermati alcuni componenti interni, mentre altri - di recente entrati in forte contrapposizione con il rettore e il direttore generale - non hanno rinnovato la loro disponibilità o non sono stati confermati. Le polemiche che hanno accompagnato la costituzione del nuovo Cda (mancato rispetto delle previsioni normative di genere; possibili incompatibilità e/o conflitti di interesse per alcuni componenti) hanno ulteriormente rafforzato il forte significato politico che il rettore ha attribuito alla scelta dei nuovi consiglieri, evidentemente da lui ben ponderata e fortemente voluta».
CASO DEL VECCHIO. «Il rinnovo del contratto del direttore generale è stato tra le primissime decisioni importanti deliberate dal nuovo Cda. Ma il 14 luglio del 2015, il Senato accademico si era "spaccato" in due sulla proposta di rinnovo triennale (con scadenza fissata al 31 ottobre 2018) portata in discussione dal rettore. Proprio questa constatazione faceva sì che il rettore proponesse una durata contrattuale limitata al 31 dicembre 2017 (due mesi dopo l'insediamento del prossimo rettore).
Il Cda il 28 luglio 2015 aveva approvato e dato mandato al rettore di firmare il contratto limitato del direttore generale. Ma nei 16 mesi successivi il rettore non ha portato a ratifica del Cda il contratto firmato dal dg».
L’EPILOGO. «Il 27 settembre 2016, a fronte dell'indisponibilità del rettore a discutere di tali argomenti mettendoli all’odg, la professoressa Costantini ha rassegnato le dimissioni irrevocabili mentre altri consiglieri non hanno partecipato alla riunione determinandone l'annullamento.
Il contratto del direttore generale è tornato ad essere oggetto di discussione il 29 novembre. In questa nuova circostanza il rettore ha riferito al Cda di un ricorso presentato da Del Vecchio al giudice del lavoro il 18 novembre contro la durata inferiore al triennio del contratto stesso. Il rettore a questo punto, per evitare un nuovo contenzioso per l'Ateneo, ha proposto al Cda di approvare il contratto con scadenza al 31 ottobre 2018.
Si sottolinea che di questa nuova decisione non ha inteso informare preliminarmente il Senato accademico (e tanto meno ha voluto parteciparne significato e ragioni ai direttori di dipartimento)».
GLI CONTESTANO. «Il rettore ha autonomamente deciso di trascurare completamente la spaccatura degli Organi di Ateneo che un anno prima lo aveva indotto a differente decisione. Di fronte a tutte queste circostanze, i direttori di dipartimento avvertono l'esigenza di conoscere più approfonditamente la logica e le determinanti delle scelte effettuate». Firmato: Gaetano Bonetta, Marcello Buccolini, Sergio Caputi, Carlo Consani, Augusta Consorti, Paolo Fusero, Fausta Guarriello, Pierluigi Lelli Chiesa, Michele Rea, Gian Luca Romani, Liborio Stuppia, Stefano Trinchese e Michele Vacca.

