Di Lello, la Cassazione conferma i 20 anni

4 Luglio 2019

La prima sezione respinge i ricorsi di Procura e difesa confermando per il panettiere la decisione della Corte d’appello

VASTO. Omicidio D’Elisa. Fabio Di Lello condannato a 20 anni. La prima sezione della Corte di Cassazione, ha rigettato il ricorso proposto dal procuratore generale dell’Aquila che mirava a inasprire la pena inflitta dalla Corte di appello. La Corte ha rigettato anche il ricorso delle difese che mirava ad ottenere una ulteriore riduzione della pena irrogata e ha confermato pertanto la condanna della Corte di assise di appello che aveva riformato la sentenza di primo grado che era stata di 30 anni concedendo così le attenuanti generiche all’imputato. La Cassazione ha anche eliminato l’aggravante della minorata difesa. «A questo punto l’auspicio è che cali per sempre il sipario su questa dolorosissima vicenda», ha commentato l’avvocato Pierpaolo Andreoni che con l’avvocato Giuliano Milia ha difeso Di Lello.
La sentenza è arrivata dopo 8 ore dalla fine dell’udienza. Una udienza lunga e combattuta. Fabio Di Lello, 36 anni, uccise Italo D’Elisa, 22 anni con tre colpi di pistola per vendicare la morte della moglie Roberta Smargiassi, 34 anni, investita e uccisa da D’Elisa il 2 luglio 2016. La Suprema corte è stata chiamata a discutere anche il ricorso presentato dal procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio.
La Cassazione ha confermato la condanna a 20 anni decisa dalla Corte d’assise che un anno fa ridusse di un terzo la pena dopo aver analizzato ogni passaggio della tragedia bilanciando aggravanti e attenuanti. La Corte ieri ha in sostanza condiviso le motivazioni del giudice Luigi Catelli (ora il magistrato è ad Ancona) ha tenuto conto dell’attenuante della condizione depressiva e ha eliminato l’aggravante della minorata difesa.
In primo grado il procuratore capo Di Florio, chiese l’ergastolo e in appello il procuratore generale, Pietro Mennini, invocò la pena di 30 anni rifiutando la concessione delle attenuanti. La difesa ha sempre contestato la premeditazione rimarcando la grave depressione seguita alla tragica morte di Roberta Smargiassi e diagnosticata all’imputato durante la detenzione.
Fabio Di Lello che sta scontando la pena nel carcere di Lanciano, a detta dei legali è ancora psicologicamente molto fragile. È seguito da un padre spirituale e da uno psicologo. Entrambi stanno aiutando Fabio a uscire dal tunnel della disperazione nel quale era sprofondato per la perdita della moglie.
Incommensurabile il dolore dei genitori di Italo D’Elisa. Hanno perso un figlio che aveva solo 22 anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA