Di Paolo porta il sindaco in tribunale

Il consigliere accusa Di Primio di aver diffamato sua moglie Aurora. E poi si oppone all’archiviazione dell’inchiesta
CHIETI. Era giugno del 2015 e Umberto Di Primio aveva chiamato a raccolta il suo elettorato per uno dei comizi finali dell’accesa campagna elettorale per le comunali a piazza Malta. Dal palco partono invettive contro gli avversari politici, ma uno in particolare si legò tutto al dito. Si recò in Procura e denunciò Di Primio per diffamazione. Si tratta del suo ex vice sindaco, prima corteggiato e poi cacciato dalla giunta, Bruno Di Paolo. L’ideatore di Giustizia sociale presentò ben due querele, una direttamente per conto proprio, l’altra per conto della moglie, Aurora Di Croce. La filippica di Di Primio aveva infatti coinvolto anche la signora Di Croce, che, al contrario del marito, non è neanche un personaggio politico, e anche per questo, a giudizio dello stesso Di Paolo, aveva oltrepassato i limiti della critica politica.
Il leader di Giustizia sociale si era infatti sentito colpito e offeso non tanto a livello politico, quanto nella sfera privata, personale e familiare. Non la pensa così, però, la Procura che attraverso la pm Lucia Campo ha chiesto l’archiviazione per entrambe le querele, facendo riferimento all’esercizio del diritto di critica. Ma Di Paolo, tramite il suo avvocato Roberto Ferrone, si è opposto alla richiesta di archiviazione cosicché tutta la vicenda è passata sul tavolo del gip Antonella Redaelli, che ieri mattina ha esaminato il caso, riservandosi la decisione. Di Paolo si è presentato ieri dal giudice per assistere all’udienza che lo riguardava. Il suo avvocato aveva già consegnato due memorie, una di 18 pagine in relazione alla querela che lo riguarda direttamente, l’altra un po’ meno corposa in relazione a quella della moglie. Il sindaco invece non era presente. C’era il suo difensore, l’avvocato Antonio Pimpini. Ma che cos’è che ha fatto infuriare così tanto Di Paolo, da ricorrere alla carta da bollo? Il nocciolo della questione sta nelle accuse che tirano in ballo proprio la moglie, alla quale, dice Di Primio, Di Paolo avrebbe trovato un posto nel cda di un ente collegato alla Regione.
L’ex vice sindaco spiegò che si era trattato di un regolare bando della Regione a cui la moglie aveva partecipato inviando un curriculum, ritenuto idoneo dal presidente del Consiglio Marino Roselli, tra l’altro di schieramento opposto al suo. Il tutto fu pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e nessuno avanzò obiezioni. L’allora candidato sindaco in procinto di rivincere le elezioni, invece, sollevò la questione parlando di un «poltronificio».

