Di Primio & C. : «Vergogna» D’Alessandro: «Disperati»

24 Maggio 2015

CHIETI. Grida alla “vergogna” il sindaco Umberto Di Primio alla notizia della riunione della giunta regionale a Colle dell’Ara. La delibera approvata «nelle corsie dell’ospedale sfruttando la...

CHIETI. Grida alla “vergogna” il sindaco Umberto Di Primio alla notizia della riunione della giunta regionale a Colle dell’Ara. La delibera approvata «nelle corsie dell’ospedale sfruttando la sofferenza dei malati», dice, «è una speculazione senza precedenti che rivela in maniera inequivocabile la debolezza di un governo regionale che, da un anno a questa parte, ha solo prodotto annunci e fatto promesse». Idem Mauro Febbo: «La parata messa in scena da D'Alfonso che ha portato la sua giunta all'interno del nosocomio per approvare una delibera sulla nuova struttura ospedaliera è patetica, strumentale ma soprattutto senza nessun valore giuridico». Per Febbo, i cittadini di Chieti sono stati «presi in giro», perché quella di ieri non è una delibera ma solo «chiacchiere e propaganda». Non una delibera, dunque, ma «una semplice delibazione poiché non nasce da nessuna obbligazione giuridicamente valida: tant'è, pur prevedendo un impegno finanziario della Regione non è certificato dal parere del servizio Bilancio». «Non è nel becero fumo di campagna elettorale», attacca Fabrizio Di Stefano, «che si maschera invece la cogente concretezza di una scelta così importante quale un project financing, presentato dalla Maltauro, per un nuovo ospedale. D'Alfonso sta cercando di recuperare una campagna elettorale che si sta dimostrando assai difficile per il suo candidato, come risulta anche dai sondaggi in nostro e loro possesso. Ma questo suo dinamismo dimostra ancor di più che il candidato del centrosinistra "Luciano" Febo risulta essere sempre più Luciano e sempre meno Febo». Replica il sottosegretario alla presidenza della Regione, Camillo D’Alessandro: «I "disperati" del centrodesta hanno sollevato paure, paventato scippi, speculato sui malati raccontando menzogne sull'ospedale. Ora, smascherati dalle carte, facciano una cosa definitiva, rimangano in silenzio e se ci riescono si vergognino per il teatrino inscenato in questi giorni. Febbo ha avuto 66 mesi di tempo, Di Primio un intero mandato e Di Stefano diverse legislature, ovvero tempo e potere, ma l'ospedale incidentato dal cemento impoverito sta ancora là. In meno di un anno noi abbiamo messo la parole fine, i problemi si risolvono. Dicano e facciano ciò che vogliono, pochi giorni ancora e faranno la fine che hanno fatto alla Regione: mandati a casa».(a.i.)