Di Savoia, partita la demolizione Gli studenti: manca la sicurezza

La preside replica alle accuse di Comune e Provincia: «Da me nessuna ingerenza, si abbassino i toni» Nelle classi di via D’Aragona si presentano solo 150 alunni su 450, poi quasi tutti tornano a casa
CHIETI. La grande gru inizia a demolire la scuola dallo spigolo che si trova a monte, verso il centro città. Il via al primo step dell’abbattimento dell’istituto Luigi di Savoia era atteso per ieri mattina, ma c’è stato solo nel primo pomeriggio. In tanti sono scesi in strada per assistere: la preside Grazia Angeloni, alcuni docenti, diversi i genitori allarmati per la sicurezza degli studenti, la consigliera provinciale delegata alle scuole Silvia Di Pasquale, i funzionari della Provincia, proprietaria dell'edificio, e i residenti preoccupati per le loro abitazioni. Circa 150 studenti degli oltre 450 che frequentano la sede principale ieri mattina sono andati a scuola, salvo poi uscire in gran parte alla spicciolata. «Noi avevamo deciso di entrare, ma i ragazzi non si sentono sicuri», spiega la rappresentante d’istituto Alice Caramanico. Anche per la giornata di oggi non è in programma alcuno sciopero.
Questa mattina è previsto un incontro in Provincia, con la quale i rapporti della scuola sono molto tesi. La consigliera Di Pasquale ha accusato la preside Angeloni di procurare allarme e di «ingerenze ai limiti del lecito». La preside replica cercando di svelenire il dialogo: «Alla consigliera Di Pasquale, che gode della mia stima per essere persona seria, competente e qualificata», dice, «voglio ricordare che non c’è stato mai uno screzio con Comune e Provincia. Abbiamo sempre lavorato insieme per cercare soluzioni condivise per la gestione di una situazione molto complessa. E dunque prego la consigliera di non alzare i toni. Quando parla di ingerenza, vorrei ricordare che io so bene qual è il mio dovere di dirigente scolastica, perché sulla sicurezza non c’è ingerenza che tenga».
Due sono le principali criticità sollevate sul tema sicurezza: le vie di fuga poco funzionali e il mancato ripristino dell’impianto antincendio. Il responsabile del servizio prevenzione e protezione Angelo Mancini segnala «varie criticità relative soprattutto alla gestione dell’emergenza per la presenza di ostacoli lungo i percorsi, dovuti a materiali di cantiere». La segnalazione riguarda anche bomboloni sistemati all’interno del cortile proprio accanto a una delle vie di esodo. Il funzionario della Provincia Francesco Faraone, presente anche lui ieri sul cantiere, ribadisce che «non ci sono interferenze tra i lavori e le attività didattiche. L’antincendio sarà presto funzionante, è appena arrivata l’impresa che sistemerà l’impianto di riscaldamento e, insieme, l’antincendio. Le vie di fuga sono state ripristinate: i lavori non si fermano».
Anche i genitori chiedono che il cantiere vada avanti ma, sottolinea il sindacalista Marco Angelucci in rappresentanza dei genitori, «in piena sicurezza». E poi ci sono i disagi dei residenti. Maria Teresa Cosentino chiede che per loro ci possano essere deroghe sui divieti per la viabilità.
La sua casa è proprio di fronte alla scuola: «Potevano ingabbiare meglio il cantiere per evitare le polveri», dice. Qualcuno ha sigillato le proprie finestre con del materiale isolante proprio per evitare le polveri. Paolo De Crecchio, residente ed ex insegnante dell’Itis, pur temendo per i disagi del cantiere, guarda allo stabile che va giù insieme ai tanti ricordi di 41 anni di lavoro.
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