Di Tizio: quel deposito gpl è una bomba

29 Maggio 2016

Ortona. Il segretario regionale del Wwf e l’impianto al porto: «È necessaria la Valutazione d’impatto ambientale nazionale»

ORTONA. Ieri pomeriggio ha installato un banchetto insieme al Comitato Per Ortona lungo corso Vittorio Emanuele, venerdì alla Sala Eden proporrà una conferenza dibattito con esperti del settore. Il Wwf non ci sta e torna alla carica contro il deposito di gpl da 25mila metri cubi della Seastock srl. L’obiettivo è informare la cittadinanza sul perchè dire “no” all’impianto e produrre il maggior numero di osservazioni al progetto, per spingere il ministero dello Sviluppo economico a non rilasciare le autorizzazioni che diano il permesso alla società controllata da Walter Tosto di partire con la costruzione del deposito. «Si tratterebbe di una potenziale bomba posizionata nel porto di Ortona», commenta Luciano Di Tizio, presidente regionale del Wwf.

Sarebbe stata opportuna la Valutazione d'impatto ambientale a carattere nazionale?

«Non prevederla è totalmente inconcepibile perché la procedura di garanzia serve proprio ad evitare problemi. Non stiamo parlando di un impiccio burocratico ma di una normativa di sicurezza per il territorio, che come tale andrebbe fatta ad ogni costo».

Ritiene che ci siano ancora margini per bloccare questo progetto?

«Il punto è sempre lo stesso: se non c’è la volontà politica di intervenire, le speranze sono scarsissime. Ed io in questo momento, purtroppo, questa volontà politica non la vedo, anche se dovrebbe esserci perché per qualsiasi amministrazione il primo compito da adempiere è la tutela del territorio e della salute dei cittadini».

Quindi secondo lei ci sono pericoli effettivi?

«I rischi esistono, portati alla luce dalla nostra associazione. Lo stoccaggio di gpl in una zona nevralgica della città, le 50/60 autocisterne movimentate quotidianamente, preoccuperebbero chiunque sia per la sicurezza che per l’impatto economico. Il porto sarebbe sempre meno polifunzionale e il turismo al Lido Saraceni verrebbe compromesso. Tutto quello che può essere pericoloso va fatto solo nei termini di sicurezza assoluta, tenendo conto che la priorità non deve essere rappresentata dal guadagno ma dalla salvaguardia del territorio e delle persone».

Qual è il suo più grande timore legato alla possibile realizzazione del deposito?

«Ce ne sono due: il primo è la creazione di una potenziale forma di pericolo gigantesca senza alcuna garanzia reale, il secondo è che a servizio di questo stabilimento si concretizzino ulteriori devastazioni. L’impianto potrebbe intaccare indirettamente l’area del Parco della costa teatina con strutture di servizio al deposito, come ad esempio nuove strade. Sarebbero delle scelte assolutamente negative».

Ci sono delle alternative concrete a questo progetto che possano apportare benefici economici per Ortona?

«L’economia fino ad adesso è stata legata a scelte del ’900. Ha funzionato per un determinato periodo, ma negli ultimi anni ci sono state delle difficoltà. E combattere la crisi usando gli stessi strumenti che l’hanno creata, mi sembra che sia una follia. Bisogna provare altro: l’economia green, ad esempio, non sta subendo perdite in posti di lavoro. Non posso garantire di avere una soluzione alternativa che funzioni al 100%, ma credo sia necessario tentare strade innovative».

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