Dieci università progettano il futuro della Via Verde: la Costa dei Trabocchi diventa un laboratorio a cielo aperto

1 Settembre 2026

Dal 7 al 13 settembre ci saranno 60 tra studenti e docenti di atenei europei. L’obiettivo: ripensare il tracciato non come semplice pista ciclabile, ma come infrastruttura ambientale capace di rigenerare le fragilità del territorio

CHIETI. Il Dipartimento di Architettura dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara coordina LandCoast_Lab, un workshop internazionale di progettazione paesaggistica e tecnologica finanziato dal programma Erasmus+. Il laboratorio, coordinato dai professori Antonio Clemente e Daniela Ladiana con i tutor Beatrice Cancellaro, Chiara Daggianti e Chiara Iacovetti, si è articolato in una fase virtuale tra giugno e luglio e in un laboratorio di progetto sulla Costa dei Trabocchi che si svolgerà dal 7 al 13 settembre. L’iniziativa vede la partecipazione di 60 persone tra docenti e studenti di dieci atenei: d’Annunzio, Siviglia, Porto, Málaga, Politecnica di València, Politecnica de Catalunya, Portucalense, École Nationale Supérieure d’Architecture de Grenoble, École Nationale d’Architecture de Marrakech e Universidad Central del Este (Repubblica Dominicana).

Il focus del workshop è una concezione innovativa della Via Verde Costa dei Trabocchi, tra Ortona e Vasto: non più una semplice pista ciclopedonale, ma una vera e propria infrastruttura ambientale. La greenway di 42 km, che comprende sei ex stazioni e attraversa falesie, spiagge, gallerie e riserve naturali, è stata ottenuta sostituendo i binari con un tracciato asfaltato, tralasciando però le criticità del territorio. Il Bip propone un ribaltamento di prospettiva: trattare le fragilità della costa abruzzese, come l’erosione e il rischio idraulico, non come vincoli da aggirare, ma come preziosi dati di progetto per ricucire il rapporto tra mare ed entroterra.

Il lavoro sul campo si sviluppa attorno a cinque sfide progettuali: la gestione sostenibile delle acque meteoriche; la tutela dell’ecosistema lineare nato sulla vegetazione spontanea del sedime ferroviario; la rifunzionalizzazione delle ex stazioni come nuovi presidi di comunità; la lettura della diversità paesaggistica come parametro misurabile. Centrale è il tema della reversibilità tecnologica: gli interventi architettonici saranno pensati con giunzioni meccaniche a secco e materiali smontabili, prendendo ispirazione dall’archetipo locale dei trabocchi abruzzesi.

Alla fase di ricerca preliminare hanno contribuito docenti ed esperti di tutte le università partner, offrendo uno scambio transdisciplinare su storie architettoniche, conservazione del patrimonio e tecnologie di risposta al contesto. Ora, il gruppo internazionale lavorerà insieme sul campo per otto giorni, producendo proposte progettuali che traducano l’analisi del territorio in soluzioni concrete. Il coordinamento scientifico di Pescara punta a creare una rete di competenze internazionale per innovare la lettura del territorio. L’obiettivo è consolidare un partenariato stabile, base per future candidature a finanziamenti europei. La Costa dei Trabocchi si conferma così un laboratorio a cielo aperto, dove atenei europei e mediterranei condividono l’ambizione di trasformare la cooperazione internazionale in uno strumento concreto di innovazione paesaggistica.

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