Discarica, a un anno dal rogo nessuna bonifica dei veleni

27 Giugno 2016

Colle S. Antonio, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 2015 un incendio doloso sprigionò sostanze tossiche. Senza seguito l’ordinanza del sindaco: la zona resta contaminata

CHIETI. Anniversario amaro per la discarica di Colle Sant’Antonio. Era esattamente un anno fa quando, nella notte tra il 27 e il 28 giugno, si levò un’alta colonna di fiamme e fumo al confine tra Chieti e Casalincontrada. Era la discarica fuori legge che andava a fuoco, spargendo ovunque i suoi veleni.

L’incendio, doloso, si era verificato a poco più di una settimana da quando il Centro ne aveva segnalato la presenza, ricordando che il sito era stato oggetto di una indagine della Procura che aveva portato nel 2009 al sequestro dell’area.

Da allora, però, nessuno se ne era più interessato. Proprio come ora, a un anno dal mega incendio che allarmò cittadinanza e istituzioni. Nonostante il clamore, la discarica è ancora lì, al posto dei rifiuti c’è solo quello che è rimasto dopo il rogo, resti quasi volatili e per questo ancora pericolosi. All’entrata della ripida stradina, che parte dalla provinciale diretta a Casalincontrada, c’è ancora il nastro rosso e bianco della polizia che ne dovrebbe sbarrare l’accesso.

Poi c’è il cancello di ferro, sempre facilmente aggirabile, con il cartello con su scritto “divieto d’accesso”. L’unica novità rispetto a un anno fa, ma già documentata, è che prima del cancello ci sono gli scatoloni di cartone che contengono amianto. Gli scatoloni erano stati scoperti a settembre scorso sul ciglio della stradina, e lì sono rimasti quasi del tutto ricoperti dalla vegetazione spontanea. A scoprire il nuovo abbandono di rifiuti tossici era stato il responsabile dell’associazione “Amici del colle”, Marcello Marino, venuto a mancare all’inizio del mese. A capo dell’associazione nata con fini ricreativi, sociali e culturali, Marino si era trovato a gestire in prima persona l’emergenza della discarica incendiata. L’associazione, infatti, raduna proprio i residenti della zona, che si erano persino autotassati per richiedere analisi alternative a quelle fatte dal pubblico. In questa fase l’associazione aveva gestito un ruolo importante di coordinamento, organizzando incontri sia con le istituzioni sia con tecnici ed esperti che potessero dire quanto fossero pericolosi quei residui di rifiuti finiti nell’aria e ricaduti sul terreno e nelle falde acquifere.

A sostegno delle legittime preoccupazioni dei residenti erano scese anche molte altre associazioni, soprattutto quelle di stampo ambientalista: un fronte comune che chiedeva la messa in sicurezza e la bonifica dell’area. Il 24 luglio scorso, il Comune aveva emesso un’ordinanza sindacale che ordinava la messa in sicurezza al legale rappresentante della ditta che gestiva il sito.

Un mese dopo, però, i consiglieri comunali 5 Stelle avevano denunciato il fatto che l’ordinanza era sbagliata perché avrebbe dovuto essere notificata ad altra persona, poiché nel frattempo era cambiato l’organigramma della società che gestiva il sito. Il Comune ha anche chiesto fondi alla Regione per la bonifica ma, anche in questo caso, nulla di concreto si è mosso.