Domenico premiato da Mattarella «Da grande voglio essere utile»

31 Ottobre 2024

Lo studente della città tra i 25 migliori d’Italia “celebrati” dal capo dello Stato come alfieri del lavoro «Sono un ragazzo normale e che ha fatto il suo dovere. Il mio pensiero a Carlo e Giorgia morti in moto»

LANCIANO. «L'Italia non è seconda a nessuno, occorre perseverare nella lungimiranza, col coraggio di disegnare il domani. Il domani, non soltanto il presente». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai 25 studenti migliori d'Italia che sono stati designati ieri alfieri del lavoro. Tra loro anche Domenico Di Cristofano, lancianese doc, 18 anni, media del 9,95 a scuola e diplomato con lode. Una vita passata tra i libri, che adora fin da bambino, ma anche tra mille altri interessi come il calcio (è tifoso sfegatato di Milan e del Lanciano), il padel, gli amici.
Scuole elementari all'istituto Gesù Bambino, dove, racconta Domenico, «è iniziata una formazione importante», medie alla scuola Mazzini e poi il liceo classico Vittorio Emanuele II. «Ma ho studiato parallelamente anche inglese», prosegue, «con il professor Marino Olivieri, all'International Institute di Lanciano, dove ho capito ancora di più che mi interessava la cooperazione internazionale». Domenico è al primo anno di Scienze politiche e relazioni internazionali alla Cattolica di Milano, da grande, dice, vuole «sentirsi utile». «È quello che ho detto anche al capo di Stato», racconta, «un papà buono, una figura iconica che mi ha stupito per la sua vitalità e umanità e che mi ha chiesto cosa avrei fatto dopo. Mi piacerebbe seguire il percorso diplomatico, ma anche seguire un dottorato di ricerca, insegnare. Voglio sicuramente dare il mio contributo». Per lui, tra le preoccupazioni più grandi di un appassionato di geopolitica, c'è «il disinteresse della società italiana su argomenti fondanti la repubblica, mi piacerebbe molto che si creasse una coscienza più forte».
Un bambino da sempre "curioso", come ha raccontato sua mamma Fernanda Brunocilla, impiegata di banca come il papà Antonio, e che ha visto sempre assecondare e stimolare la sua vivacità intellettiva, con libri, giochi, sport. E alla domanda su come ci si senta a far parte della meglio gioventù italiana, Domenico è serafico: «sono un ragazzo normale», dice, «che ha interessi come tutti e che ha fatto il suo dovere».
Insieme a lui a ricevere la medaglia del presidente della Repubblica c'erano anche 25 nuovi cavalieri del lavoro e altrettanti studenti provenienti da tutta Italia. «Ragazzi normalissimi come me», spiega il neo alfiere, «con cui ho fatto amicizia e con cui abbiamo passato qualche ora insieme a scambiarci opinioni e battute come fanno tutti». E un pensiero va anche a chi non c'è più. Ai nonni, ma anche a Carlo e Giorgia (Carlo Rizzi, 18 anni e Giorgia Apollonio, 19, morti ad agosto per un tragico schianto in moto) che Domenico conosceva da sempre. «Spero che alla loro famiglia abbia fatto piacere il mio pensiero», conclude, «sono stati una parte importante della mia vita e hanno contribuito a farmi arrivare dove sono ora».