Due fratelli del bulgaro arrestato tra i braccianti sfruttati nei campi

C’è anche un cugino del 39enne tra i familiari reclutati per i lavori tra Mozzagrogna e Fossacesia Ieri l’interrogatorio dell’imprenditore Luciani: chiesta la revoca dei domiciliari, il giudice valuta
MOZZAGROGNA . Ci sono anche due fratelli e un cugino del presunto caporale arrestato tra gli undici braccianti sfruttati e sottopagati, scoperti dai carabinieri di Atessa a lavoro nelle campagne tra Mozzagrogna e Fossacesia. In Bulgaria Danail Tomshev, 39 anni, reclutava anche familiari da portare in Italia a raccogliere uva per 4-5 euro l’ora, senza regolare contratto e senza diritti. Lavoratori che, dopo dieci ore nei campi, venivano alloggiati tutti insieme in una struttura fatiscente e sporca, di proprietà dell’imprenditore agricolo Giuseppe Pompilio Luciani, 61 anni, di Mozzagrogna, finito agli arresti domiciliari nell’indagine contro il caporalato coordinata dalla Procura di Lanciano. Per circa due mesi, a partire da settembre, i carabinieri di Atessa, agli ordini dal capitano Alfonso Venturi, hanno osservato e pedinato i braccianti.
Nascosti nei campi e in borghese, i militari del Nucleo operativo e radiomobile di Atessa, diretti dal tenente Federico Ciancio, hanno effettuato riprese audio e video per documentare il presunto sfruttamento lavorativo di almeno undici braccianti, di cui quattro donne, impiegati nella raccolta dell’uva. A partire dall’orario di lavoro che andava dalle 7 alle 17 circa, ben oltre quanto previsto dai contratti collettivi, sono subito emerse anomalie. Confermate dai controlli sulle persone assunte dall’azienda dell’imprenditore. L’attività d’indagine è andata avanti fino allo scorso 29 ottobre quando, in un blitz con oltre venti carabinieri, elicotteri e personale dell’Ispettorato del lavoro di Chieti, sono stati identificati sette lavoratori (assenti le donne) ed effettuate verifiche in materia di sicurezza. I due arrestati, infatti, sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro e a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ma anche di reati in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro.
I carabinieri hanno sentito a verbale i braccianti, che avrebbero raccontato le condizioni in cui erano costretti a lavorare e a vivere.
Dieci ore di lavoro nei campi erano retribuite in media 4 euro l’ora. Alcuni di loro hanno dovuto provvedere personalmente ad acquistare cesoie e ceste per la raccolta dell’uva. A carico dei lavoratori era anche il panino per la pausa pranzo. Il locale in cui venivano alloggiati, a Mozzagrogna, era fatiscente e con gravi carenze igienico-sanitarie: muffa nelle stanze da letto, giacigli di fortuna, pavimenti rotti. Vi alloggiavano tutti insieme e tutti sprovvisti di vaccinazione anti-Covid, tampone o mascherina. Secondo le accuse era il 39enne bulgaro, approfittando dello stato di bisogno e della situazione di vulnerabilità di queste persone, a reclutare i lavoratori da impiegare nei campi, tutti suoi connazionali e anche parenti. Gli stranieri dovevano pagarsi il viaggio in Italia, via mare, partendo dalla Grecia fino ai porti di Brindisi o di Bari. Da qui proseguivano in autobus fino a San Severo (Foggia), dove Tomshev li andava a prendere.
Il 39enne, detenuto nel carcere di Vasto e assistito dall’avvocato Gianluca Mitolo, compare questa mattina, in collegamento da remoto, davanti al gip Massimo Canosa per l’interrogatorio di garanzia, slittato di due giorni per l’assenza dell’interprete. Ieri è toccato all’imprenditore Luciani, assistito dagli avvocati Anna Ida Piccirilli ed Errico Sacco, rispondere alle domande del giudice. L’indagato ha chiarito la sua posizione e i suoi rapporti con il bulgaro, regolarmente assunto nell’azienda agricola. I difensori, respingendo le accuse contestate, hanno chiesto la revoca dei domiciliari o la sostituzione con una misura meno afflittiva. Il gip si è riservato la decisione.
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