E Febbo dà gli ordini ai suoi via Whatsapp

Il retroscena. L’assessore regionale, punto di riferimento dei ribelli: «Non entriamo e non votiamo»
CHIETI. I messaggi inondano i gruppi Whatsapp di Forza Italia mentre, in consiglio comunale, il sindaco Umberto Di Primio è ancora una volta senza maggioranza. I ribelli non si presentano in aula, ma le trattative vanno avanti anche in quei minuti ad alta tensione. Sono da poco passate le 10 quando, sulle chat dei forzisti, arriva la foto della lettera con cui gli assessori rimettono le deleghe nelle mani del sindaco. Tra le richieste presentate da Forza Italia, infatti, c’è anche un rimpasto di giunta. Crisi rientrata? Macché. Passano 5 minuti esatti ed ecco che arriva la risposta dell’assessore regionale Mauro Febbo, punto di riferimento dei 5 consiglieri che hanno voltato le spalle a Di Primio. Lo strappo non si sana perché la richiesta di Forza Italia è un’altra: la cacciata di Carla Di Biase, assessore al commercio, colpevole di essersi candidata alle ultime elezioni regionali senza il benestare di Febbo. Così, via Whatsapp, è proprio Febbo a lanciare un messaggio che suona più o meno così: a queste condizioni, noi il bilancio continuiamo a non votarlo. Fin qui le chat.
Ma a fine mattinata Marco D’Ingiullo, capogruppo in consiglio comunale, spiega: «Non avendo ricevuto risposte concrete in merito alle nostre richieste, abbiamo mantenuto la parola e non siamo entrati in consiglio. Nel corso della giornata, abbiamo ricevuto notizia di un possibile ritiro della delibera relativa al consuntivo con conseguente spostamento del consiglio al 13 agosto, ultimo giorno utile. Con senso di responsabilità e con l’intento di concedere ulteriori giorni all’amministrazione, in modo da portare a termine le nostre istanze, all’ultimo secondo io e la consigliera Maura Micomonaco siamo entrati in consiglio per garantire la superiorità numerica. Durante la mattinata, era stato prodotto un documento, non proprio gradevole, con cui gli assessori rimettevano le proprie deleghe al sindaco. Documento inutile e irrispettoso nei nostri confronti che, puntualmente, non abbiamo preso in considerazione. Noi non abbiamo chiesto le dimissioni degli assessori, ma giudichiamo insufficiente quanto fatto per la città in tema di commercio, che da sempre è la colonna portante dell’economia». (p.l.-g.l.)

