E Forte diventa “capitano”

21 Dicembre 2014

Maglia numero uno per l’arcivescovo al “Natale dello sport” promosso dal Csi

CHIETI. Ha stretto con orgoglio la maglietta verde al petto e ha ringraziato per la gradita sorpresa. La maglia era quella del capitano della squadra e infatti sopra al gigantesco numero 1 c’era scritto: Padre Bruno “nostro capitano”. E’ in questo modo che il Csi Chieti (Centro sportivo italiano), in collaborazione con l’Asd Magic Basket e l’Ufficio diocesano di pastorale dello sport e degli oratori, ha voluto ringraziare l’arcivescovo di Chieti Vasto, monsignor Bruno Forte, per la presenza al Natale dello Sport 2014, evento che si è svolto venerdì scorso al palazzetto di Piana Vincolato. Ed è così che l’eminente teologo, messo piede in un campo da sport, è diventato l’ideale capitano della squadra, acclamato da una numerosa platea fatta di giovani, nel segno di un binomio, quello fra sport e religiosità cristiana, che continua ad offrire risultati lusinghieri. La serata ha preso il via alle ore 18 con il saluto delle autorità presenti: dal presidente della Asd Magic Basket, Vincenzo Milillo, al presidente provinciale del Csi, Marco Rosati, dal responsabile della diocesi per gli Oratori e vice presidente vicario Csi, Mimmo Puracchio, al sindaco, Umberto Di Primio. Terminati i saluti, ha preso il via la nessa, celebrata da monsignor Forte e allietata dalle note del Coro Sound Machine che poi ha chiuso la serata con un concerto. Monsignor Forte, parlando ai giovani e meno giovani, ha lanciato un messaggio sui legami tra sport, gioco, religiosità e sviluppo armonico della personalità, articolando la sua riflessione su tre punti fondamentali. Il primo riguardava l’importanza del gioco che è la chiave di tutte le cose, «perché si gioca per credere, ma soprattutto per crescere. Giocare per crescere, per conoscersi e per apprendere», ha sottolineato l’arcivescovo. Nel secondo punto ha introdotto il tema della religiosità legato al gioco, perché giocare è anche credere che lo sport sia occasione per incontrare il Vangelo e la fede, per educare i giovani ad una pratica sportiva sana, per testimoniare i valori della vita, per essere luce di speranza nella società e nel mondo. Il giocare insieme aiuta i giovani a riflettere sulla propria vita, a esprimere i propri sogni, ad aprire gli occhi sul presente, guardando con fiducia al futuro. Il terzo punto è stato quello del «giocare per credere come autentica formazione umana» perché attraverso il gioco, i giovani e gli adulti riescono a comprendere la ricchezza e la bellezza del Vangelo. «Per raggiungere i migliori risultati», ha aggiunto l’arcivescovo, «bisogna essere positivi, credere in quello che si fa, sino alla fine». Il discorso dell’arcivescovo ha dunque richiamato i dirigenti sportivi presenti all’importanza del credere in se stessi, dell’avere fiducia nelle proprie potenzialità e capacità, per costruire i cittadini del domani. E così è tornato uno slogan spesso usati da monsignor Forte: «Vincere e convincere».

Arianna Ioannotti