«Ecco il giorno più amato con la mente all’Ucraina»

Perrotti, governatore del Sacro Monte dei Morti: è l’appuntamento più sentito, scandisce il trascorrere degli anni in città, un segnale di speranza dopo il Covid
CHIETI. «Più di qualsiasi altra ricorrenza, è la processione del Cristo Morto che, a Chieti, scandisce il trascorrere degli anni e il succedersi delle generazioni». Giampiero Perrotti, governatore dell’arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti da 5 anni, è pronto al giorno dei giorni, quello che «segna il tempo del vivere e del morire». «All’ora dell’avviato imbrunire», così Perrotti annuncia l’appuntamento di stasera, «lungo la ripida gradinata della cattedrale di San Giustino, inizieranno a scendere i simboli della Passione e torneranno a sfilare processionalmente lungo le strade del centro storico». L’Angelo, le Lance, la Colonna con il Gallo, il Sasso, il Volto santo, la Scala e la Croce, questi i 7 simboli scolpiti dal teatino Raffaele Del Ponte.
Per due anni, la Processione tra le più antiche d’Italia – risalente all’anno 842 e ammirata dai grandi della cultura – è stata relegata a un percorso solitario con l’arcivescovo Bruno Forte a portare la croce in una città deserta per l’emergenza Covid: oggi invece tornano i trecento cantori e musicisti del Miserere, l’opera struggente del compositore di Chieti Saverio Selecchy, gli incappucciati, i valletti ai lati delle statue del Cristo Morto e della Madonna con il velo nero, un drappello di autorità. Non è permesso il corteo dei fedeli e per il pubblico c’è il numero chiuso a 14mila persone con obbligo di mascherina ma è il ritorno della Processione, orgoglio, vanto e simbolo di una città. «Tornando a sfilare nella sua composizione consueta e lungo il percorso di sempre, il sacro rito», dice Perrotti, «darà anche un segnale di speranza che il buio tunnel del Covid, intriso di dolore e segnato dalla perdita di migliaia e migliaia di vite umane, si stia finalmente aprendo alla luce di un ritorno alla normalità». La Processione, che non si è fermata neanche durante la Seconda guerra mondiale al tempo dell’occupazione tedesca e sotto le bombe del 1944, ora guarda all’Ucraina: «Quest’anno», afferma Perrotti, «un ulteriore impegno affidiamo alla nostra processione: che ciascuno, nel silenzio del proprio cuore trovi, pur se mute, le parole per invocare la fine della immane tragedia che sta insanguinando l’amata Ucraina e il ritorno della pace in quella terra martoriata». Il governatore gira la testa agli ultimi due anni: «Il filo ultracentenario che lega questa manifestazione di fede e pietà alla nostra città è un filo intessuto di fede e tradizione e neppure la pandemia è riuscita a spezzarlo. Se questo è accaduto lo dobbiamo alla sensibilità dell’arcivescovo Forte che, nel 2020 e 2021, ha inteso sfilare in solitario innalzando al cielo il simbolo della passione di Cristo. Una scelta, la sua, dovuta alla consapevolezza che nel rito del Venerdì santo questa nostra Chieti trova le ragioni più profonde della propria identità».

