Estorsione al Ciapi, Saugo si difende

La commissaria: il mio comportamento sostenuto dalla Cassazione
CHIETI. La commissaria straordinaria del Ciapi, (ente di formazione regionale) Emilia Saugo, si difende, nega l'estorsione e dice che quanto da lei scritto a Beninaimino De Nardis, il direttore licenziato: «Ti dò il tfr se rinunci al ricorso contro il licenzimento» è comportamento legale, sostenuto da una giurisprudenza costante della Cassazione. Chiama in causa i giudici del "Palazzaccio", la commissaria, nominata al vertice del Ciapi dal presidente della Regione Gianni Chiodi e dall'assessore Paolo Gatti nel maggio del 2010 e lo fa richiamandosi a quanto sostenuto dal difensore dell'ente di formazione Vincenzo Di Censo, evidentemente nella memoria difensiva.
«La presunta appropriazione indebita della carta Sim telefonica del De Nardis», scrive ancora la Saugo, capo della segreteria del questore alla camera dei deputati Francesco Colucci (Pdl), «è un numero pagato per oltre cinque anni dal Ciapi».
Ma partiamo da questo ultimo reato per il quale la procura di Chieti ha chiesto il rinvio a giudizio insieme all'ipotesi più grave di estorsione. L'ex direttore Beniamino De Nardis, licenziato meno di due mesi dopo dall'insediamento della Saugo, nella denuncia alla procura, non sostiene che la carta Sim, durante il periodo nel quale ha diretto il Ciapi, non fosse pagata dall'ente di formazione, ovvero dalla Regione, ma che quella Sim, acquistata da lui, dovesse tornare in suo possesso una volta licenziato, considerato anche che molte persone continuavano a telefonargli a quel numero.
Nonostante le molteplici richieste di riavere la Sim, la commissaria non gliela mai ridata e anzi ha continuato a usare quella carta e a prendere contatti e a trattare con le persone della rubrica creata in cinque anni di lavoro da De Nardis. La linea difensiva dell'avvocato del Ciapi non deve aver convinto la procura neanche relativamente alla ipotesi di estorsione. Secondo il sostituto procuratore Andrea Dell'Orso, condizionare l'erogazione del trattamento di fine rapporto alla rinuncia alla causa di licenziamento configura gli estremi dell'estorsione.
Ma ora sarà il giudice per le udienze preliminari, nel marzo prossimo, a decidere se rinviare la commissaria a processo o proscioglierla. Intanto al Ciapi dal mese di aprile la maggior parte dei 44 dipendenti è in cassa integrazione. Da allora si lavora solo in apprendistato. Nell'aprile scorso, il direttore Paolo Cacciagrano annunciò che la commissaria, nelle intenzioni di un rilancio dell'ente di formazione e per salvare lo stipendio dei dipendenti, aveva presentato un progetto di riqualificazione del personale.
Iniziativa che però, sembra, che a livello regionale sia giunta ultima. Una situazione lavorativa che preoccupa non poco i dipendenti dell'ente di formazione che sembra siano relegati a ben poca attività. La direzione tuttavia sostenne che il ricorso agli ammortizzatori sociali si rese necessario per rendere possibile il passaggio del Ciapi dalla vecchia forma giudirica di associazione a quella di società per azioni a totale capitale pubblico con socio unico la Regione Abruzzo. (k.g.)
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