Ex Ipab, Comuni indietro nel pagamento delle quote

I dipendenti tornano a protestare: incassato solo il 60% delle fatture emesse nel 2015, ancora niente per l’anno in corso
CHIETI. Per i dipendenti degli istituti riuniti di assistenza “San Giovanni Battista” quello che sta per arrivare sarà di nuovo un “Natale amaro”. Non potrebbe essere altrimenti tenendo conto che l’unica sinora ad onorare i propri impegni economici sul fronte dei pagamenti alla ex Ipab è la Asl. I Comuni, invece, sono indietrissimo. Dei soldi della cosiddetta “compartecipazione”, vale a dire i fondi che dalla Regione arrivano al “San Giovanni” attraverso i Comuni, è stato incassato solo il 60% delle fatture emesse per quanto riguarda il 2015 e nulla per quel che concerne il 2016. È quanto fa sapere la rappresentazione sindacale unitaria coordinata da Fausta Ballatore e composta da Pino Palmerini, Gabriele Mancini, Emma De Vincentiis e Ada Cattafesta che denuncia «una situazione di profonda criticità e instabilità per il futuro dell’istituzione».
Il problema dei mancati pagamenti per il 2016 è dovuto, secondo i sindacati, al fatto che «la Regione non ha ancora elaborato un regolamento», per la compartecipazione. Questa situazione, dicono ancora i rappresentanti sindacali, «si ripercuote in maniera decisamente destabilizzante e umiliante sul personale che rischia il pagamento dello stipendio o della tredicesima».
C’è poi il capitolo delle insolvenze nei confronti dei fornitori e dei problemi che si ripercuotono sugli ospiti della struttura, nei riguardi dei quali viene meno «l’organizzazione di vari tipi di attività che li tengono impegnati durante la giornata (corsi di tessitura, di ceramica, di ricamo) ma ai quali», sottolineano i sindacati, «non mancano le cure e l’assistenza dati amorevolmente e con estrema professionalità dal personale». La panacea di tutti i mali doveva essere, dice ancora la rsu, la trasformazione dell’Ipab in Asp, come prevedeva la vecchia legge regionale del 2011 che continua ad avere ostacoli sul proprio cammino. L’ultima stoccata i sindacati la danno a «quei politici che durante le campagne elettorali si vedevano quotidianamente nella struttura e poi, presi i voti, unica cosa che interessava loro, sparivano come per magia». (a.i.)

