Fabbrica in fiamme 12 giorni fa, primo sopralluogo della polizia

12 Ottobre 2024

Squadra mobile, agenti della Scientifica e personale del Servizio prevenzione della Asl allo Scalo Ispezione di oltre due ore e mezza, arrivano anche i pompieri perché si sviluppa un piccolo focolaio

CHIETI. Tra le macerie del sito industriale della Mag.ma di Chieti Scalo sono arrivati ieri mattina gli agenti della Squadra mobile teatina. È il primo sopralluogo dopo il devastante incendio del 30 settembre scorso che tanta paura ha suscitato tra la popolazione e che con piccoli focolai si è protratto per diversi giorni. I poliziotti sono arrivati intorno alle 11 insieme ai colleghi della Scientifica e al personale del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della Asl. Sono intervenuti anche i vigili del fuoco, perché nella parte retrostante del sito anche ieri mattina si erano sviluppati piccoli focolai in grado di produrre ancora fiamme. Due ore e mezzo tra le rovine della fabbrica sequestra una settimana fa, nell'ambito dell'inchiesta per incendio aperta dalla Procura teatina, in cerca delle cause che hanno fatto divampare il rogo.
Tutto lascia pensare a un'origine di natura colposa e non dolosa: a scatenare l'inferno di fuoco, cioè, potrebbe essere stato un evento accidentale da rintracciare. L'attenzione degli investigatori si è concentrata soprattutto nella parte dell'azienda dove si presuppone che siano partite le fiamme, vale a dire quella che ospitava macchinari il cui compito era dividere la cellulosa dalla plastica. La Mag.ma è infatti un'azienda che si occupa principalmente con una cinquantina di addetti del trattamento dei rifiuti industriali, soprattutto pannolini e pannoloni, recuperando materiale plastico e cellulosa. All'origine del rogo ci potrebbe essere proprio il cattivo funzionamento di uno dei macchinari che separa la cellulosa dalla plastica. La testimonianza di due operai che erano sul posto quando è scoppiato l'incendio porta in questa direzione.
Si cercherà anche da capire come mai il sistema antincendio della fabbrica non sia stato in grado di funzionare efficacemente bloccando il divampare delle fiamme. Per approfondire tutti questi aspetti si renderà probabilmente necessario la nomina di un consulente tecnico della Procura che affiancherà nelle indagini gli agenti della Squadra mobile.
Ieri mattina, durante il sopralluogo c'erano anche i rappresentanti della famiglia Magni, proprietaria dell'azienda. Lo stabilimento ha già subito ingenti danni a seguito di un altro grande incendio scoppiato nel 2009. La conta dei danni, anche questa volta, è di notevole proporzione e si teme per il futuro del sito industriale e per quello della cinquantina di operai che vi lavora. Il fatto che l'azienda sia a conduzione familiare, fa pensare che la proprietà non voglia alzare bandiera bianca, rinunciando all'attività di famiglia portata avanti per tanti anni. E anche il fatto che sia stata avanzata la richiesta di cassa integrazione all'Inps conferma che c'è tutta l'intenzione di mandare avanti l'attività. La richiesta di cassa integrazione è stata avanzata non per tutti i lavoratori ma per un massimo di 17 operai. Questo perché lo stabilimento andato a fuoco non è l'unico di proprietà della Mag.ma: l'azienda può contare su un secondo sito industriale che si trova a poca distanza da quello invaso dalle fiamme ma che non è stato toccato dal rogo.
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