Famglia Trevallion. Quel ping pong da burocrati che punisce tre bambini

Per la psichiatra Simona Ceccoli, perita del tribunale, il giudizio su Nathan e Catherine è drastico, ed è gravido di conseguenze terribili per i loro bambini
Ping pong, lo avevamo predetto, e purtroppo puntualmente è accaduto: i genitori della famiglia Trevallion da ieri vengono cancellati a mezzo perizia psichiatrica: non hanno “capacità genitoriale”, sostiene la perita, e con due parole la famiglia del bosco non esiste più.
A dirlo è la psichiatra Simona Ceccoli, nota terapeuta che esercita nell’Accademia di Villa Letizia e che in questo caso arriva sulla scena come perito. Il giudizio su Nathan e Catherine è drastico, ed è gravido di conseguenze terribili per i loro bambini e – come leggerete nell’articolo di Daniele Cristofani e Gianluca Lettieri – è il contenuto più importante di una pre-perizia. Un documento a cui risponderanno le deduzioni dei periti della difesa. E a cui in conclusione seguirà il giudizio della perizia finale. Più facile, per l’Italia, qualificarsi ai mondiali.
Ma questi sono dettagli di procedura, secondo il collaudato metodo delle volenterose burocrati del tribunale per i minorenni dell’Aquila. In otto mesi abbiamo capito come funziona, il trucco è facile da intuire perché è composto di quattro elementi ricorrenti: bastone e carota, poliziotto cattivo e poliziotto buono, fotocopiatrice e tritacarne. Fotocopiare, perché ogni singola “esperta” nominata dal tribunale partecipa alla missione finale dell’azzeramento genitoriale ripetendo i concetti chiave utili alla demolizione dei genitori. E tritacarne perché da mesi questi bambini, le vittime finali della procedura, vengono tenuti sospesi nel nulla in modo indeterminato, con un metodo quasi scientifico: per gradi, carta dopo carta, si finisce per demolire tutti. Facciamo il riassunto di questo ping pong surreale. Primo colpo di racchetta, Ping: arriva l’assistente sociale con i carabinieri. Pong, l’assistente scrive la relazione denunciando (tra le altre cose) documenti su scolarizzazione e vaccini che in realtà ci sono. Ma l’importante è partire, quando cadono delle motivazioni – come vedrete – se ne trovano di nuove. Pong, il tribunale fotocopia la relazione, ed infatti non conta che quei problemi siano già risolti del tutto o risolvibili, conta proseguire il processo. Sospensione della responsabilità genitoriale. Ping, al primo set Catherine è buona, viene inclusa nella casa del Grande Fratello. Nathan invece è cattivo, può vederli con il contagocce, e guardare il programma da casa. Ma subito dopo, pong, tocca ai responsabili della casa famiglia: per loro la cattiva diventa Catherine, che fa casino nella struttura, non accetta – pensa te – che le chiudano la porta del corridoio la notte, perché i bimbi devono piangere senza che lei possa vederli. Ma – ping – poco dopo il cattivo è di nuovo Nathan, non può vedere i bimbi a Natale. Pong, brava la madre, che accetta la maestra designata, ma siccome questa splendida donna dice che i genitori sono collaborativi – Pouff! – scompare dalla scena. Pong, segnatevelo: bravi tutti e due i genitori che partecipano alle vaccinazioni. Ping cattiva Catherine che organizza addirittura “lo sciopero” della fame dei bimbi. Pong: lo “sciopero della fame” era una panzana, lo dicono i responsabili della casa, ma la mamma torna cattiva.
Ping pong, cattive nonna e zia, che vengono dalla lontana Australia, e possono vedere i bimbi solo per due volte in quindici giorni. Ancora ping pong: cattivi i bambini, che sono poco collaborativi e non sorridono quando la tutrice fa loro ghiri-ghiri. E trattano male le operatrici! E si arrampicano sugli alberi! E mettono a rischio l’incolumità di un altro bambino. Pong, bravo Nathan, lui si che è serio: ha collaborato alla vaccinazione, mentre lei si opponeva. Potrebbe essere la soluzione, dare i piccoli a lui? Ping pong! Fuori Catherine dalla “casa delle piccole sorelle”, con un trucco (dovrebbero andare via tutti, va via solo lei). Pong: cattivissima Catherine, resta fuori e le proibiscono anche le videochiamate. Dice addirittura radio-casa che i due genitori litigano: ma certo, come fa quel santo a sopportare quella strega? Ping pong: perizia psichiatrica per entrambi. Pong: da quando non c’è più la madre i bimbi stanno una favola, e mangiano tutte le caramelle che la perfida Catherine voleva negare loro. Sono sereni. Pong: cattivissima mamma! Arriva la tutrice e spiega che ha danneggiato i suoi stessi bimbi con quello che ha scritto nel suo libro, fra l’altro con finalità commerciali (una tutrice profetica: il libro non è stato ancora pubblicato). Ping: tutti partecipano, e fanno in modo di concorrere, con le loro relazioncine all’obiettivo finale. L’assistente sociale, la tutrice, la curatrice legale, il responsabile della casa famiglia, le anonime assistenti della casa famiglia… mesi e mesi di macerazione. Come gli schiaffoni sul collo delle reclute nelle caserme dove si fa accademia del nonnismo Perché alla fine, cosa hanno fatto questi due poveri cristi di genitori? Sono novax! No, hanno vaccinato. Sono contro la scuola? No, avevano la certificazione. Avevano la certificazione ma erano contro la maestra? No, hanno accettato la maestra. Avevano la casa pericolante? No, l’hanno restaurata. Il restauro non va bene? Hanno trovato una casa in comodato. Ma il contratto siamo sicuri che c’è? Eccolo, firmato davanti ai fotografi. E poi ping pong, bang: arrivano le perizie psichiatriche. Fuori dalla casa sia il padre che la madre.
Voi direte: chi paga il prezzo di questo strazio alla moviola? I primi a saperlo sono le volenterose burocrati del tribunale: pagano i piccoli. Non c’è nulla da ridere, però, si può solo piangere. Non auguro a nessuno il destino di questi bambini.
L’unica speranza è che la Corte d’Appello prenda metaforicamente a martellate la fotocopiatrice, e bruci le racchette nel fuoco. Ci vuole coraggio, certo. Ma io credo nella magistratura.
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