Palmoli

Famiglia nel bosco, trovata un’insegnante per l’istruzione dei tre fratellini

11 Gennaio 2026

Potrebbe essere una prima risposta al nodo-scuola: seguirebbe i piccoli nella casa famiglia di Vasto. Ma secondo la tutrice mamma Catherine non collabora 

PALMOLI. Non è una soluzione definitiva, né una vittoria. È una fessura sottile, quasi invisibile, in una storia che finora ha conosciuto soltanto muri, sottrazioni e decisioni calate dall’alto. L’istruzione dei tre bambini – uno dei nodi centrali che avevano portato alla sospensione della potestà genitoriale nei confronti di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion – sembra trovare una prima e parziale risposta: la tutrice Maria Luisa Palladino ha individuato un’insegnante, probabilmente in pensione, pronta a recarsi nella casa famiglia di Vasto per seguire i piccoli.

Ciò che appare certo, dunque, è il segnale di avanzamento rispetto a una delle criticità più pesanti contestate alla famiglia di Palmoli. Anche se la fessura, nei prossimi giorni, rischia di richiudersi. Perché mentre si registrano progressi sul fronte dell’istruzione, si profila un possibile arretramento su un altro punto, ancora più delicato: la permanenza della madre nella casa famiglia, descritta dagli assistenti sociali e dagli operatori della struttura come «rigida e non collaborativa».

L’ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva inizialmente motivato la sospensione della responsabilità genitoriale non sul pericolo di una lesione del diritto all’istruzione, quanto sul rischio legato al danno del diritto dei minori alla vita di relazione. Solo in un secondo momento – dopo il prelievo, senza preavviso, dei tre bambini avvenuto il 20 novembre scorso – sono emerse lacune profonde anche sul piano delle competenze scolastiche. Con la relazione del 1° dicembre del 2025, il tribunale per i minorenni descrive un quadro diverso da quello dichiarato: la primogenita «è ancora in una fase alfabetica e non ortografica: non sillaba correttamente, non mette insieme i numeri, non ha raggiunto la fase lessicale».

E ancora, si legge nell’ordinanza: «Tutti e tre i minori comprendono abbastanza l’italiano, ma mostrano difficoltà nel parlato. Nei primi giorni in struttura, i bambini si sono rifiutati di colorare, leggere o scrivere, sia in inglese che in italiano, preferendo libri con immagini per età molto inferiori». Da qui la necessità, indicata dal tribunale, di una programmazione didattica strutturata e dell’individuazione di precettori adeguati alle aree in cui i genitori, invece, risultano carenti. Rimane, però, una data cerchiata in rosso sul calendario dei Trevallion: 23 gennaio, giorno in cui prenderà il via la perizia della consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, sui due coniugi.

Entro quattro mesi la consulente dovrà valutare se i genitori siano idonei o meno a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale. Nel mentre, ogni giorno che passa ha un peso concreto, che non è solo emotivo o giudiziario, ma anche economico: il collocamento dei tre bambini nella casa famiglia incide sul bilancio del Comune di Palmoli, che si fa carico dei costi dell’accoglienza. Una spesa che ammonta a 244 euro e che, al momento, ha raggiunto i 9mila euro.

Intanto Nathan difende la scelta di vita della famiglia – ribadendo però la disponibilità a compromessi pur di recuperare l’unità familiare – e gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas respingono l’immagine di una coppia ostruzionista. I legali della coppia, infatti, smentiscono le affermazioni della tutrice e sottolineano che i genitori hanno manifestato a chiare lettere «la volontà di collaborare perché la cosa più logica, nell’interesse dei minori, è quella di restituire agli stessi una vita normale con i propri genitori».

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