Ferrara-De Cesare, sì all’alleanza: cambieremo la città

28 Settembre 2020

Il centrosinistra sigla l’apparentamento con il polo civico L’imprenditore sarà vicesindaco e sceglierà un altro assessore

CHIETI. In caso di vittoria del centrosinistra al ballottaggio di domenica e lunedì prossimi, Paolo De Cesare, 28 anni, figlio del costruttore Angelo, sarà vicesindaco e assessore. E nell’ipotetica giunta del medico Diego Ferrara ci sarebbe posto anche per un altro fedelissimo di De Cesare: il giovane imprenditore, già componente del cda della Deputazione teatrale del Marrucino – la sua nomina è stata decisa dalla Regione Abruzzo ai tempi di Luciano D’Alfonso presidente –, vorrebbe anche la delega alla cultura da girare a un candidato delle sue liste. Con questa spartizione, il centrosinistra e il polo di De Cesare si sono apparentati: alle elezioni del 4 e 5 ottobre sulle schede compariranno i simboli delle 8 liste. «Una squadra allargata, unita e pronta a realizzare il nostro programma», dice Ferrara, «l’obiettivo principale resta quello di cambiare la nostra città, di cambiarla in meglio come merita Chieti. Siamo tutti coinvolti in questa scelta. Davanti a noi abbiamo una grande opportunità: una squadra di amministratori capaci e perbene».
Grazie all’apparentamento, De Cesare avrebbe una maggioranza all’interno dell’eventuale maggioranza: con Ferrara vincente, il polo civico eleggerebbe 7 consiglieri, due in più del Pd: 4 della lista Chi ama Chieti, Manuel Pantalone, Gabriella Ianiro, Silvia Di Pasquale e Valerio Giannini (che entrerebbe in consiglio per scivolamento con la nomina in giunta di De Cesare), due di Chieti C’è, Vincenzo Ginefra e Damiano Zappone, e Serena Pompilio di Azione politica.
Al primo turno Ferrara e le sue liste hanno preso il 21,50% mentre De Cesare il 12,6%. Ferrara e De Cesare, insieme, hanno il 34,1%: a questo numero va aggiunto l’appoggio esterno del M5s di Luca Amicone (6,15%) che dovrebbe ricevere un assessorato. Ferrara, De Cesare e M5s navigano al 40,25%, al di sotto del centrodestra che, al primo turno, ha raggiunto il 45,09%, senza contare Mauro Febbo e la sua lista Forza Chieti all’8%.
Fino a ieri, la nuova coalizione di Ferrara avrebbe dovuto essere ancora più ampia ma la nottata ha portato scompiglio: sabato è stato raggiunto un accordo per l’apparentamento anche con il polo dell’altro candidato sindaco del primo turno, Bruno Di Iorio, ma senza Febbo. Sono andati tutti a dormire con la certezza di tre incarichi per Di Iorio ma l’accordo è stato rinnegato ieri prima delle 13.30 con un giro di telefonate: «Le condizioni che non ci hanno consentito altre conclusioni adesso, non sono e non saranno un limite a tutti quei contributi utili ad arricchire la nostra azione amministrativa», commenta Ferrara.
Ma nel Pd è scontro: Luca Caratelli, capo dei ribelli Pd, è stato fermato proprio al momento di depositare gli atti per l’apparentamento. «Qualche dirigente del Pd», dice Caratelli, «è intervenuto con “consigli” a Ferrara. Con le nostre tre liste abbiamo dato ampia disponibilità e tentato il tutto per tutto ma ci hanno chiuso la porta in faccia. L’appuntamento per siglare l’apparentamento è saltato per veti personali e Ferrara ha dimostrato di non avere polso». (p.l.)