Ferrara non ha dubbi: «Mi ricandido»

Il sindaco: «Tanti risultati nel periodo più difficile per la città tra Covid e dissesto, chi non meriterebbe la riconferma?»
CHIETI. Se i teatini sceglieranno il prossimo sindaco nell’autunno 2025 o nella primavera 2026 lo deciderà il ministero. Di certo sanno già qual è uno dei nomi che troveranno sulla scheda: quello del primo cittadino in carica, Diego Ferrara. Eletto al ballottaggio nel 2020 mettendo insieme centrosinistra e liste civiche, ha tutta l’intenzione di fare il bis. «Io mi ricandido»: così infatti Ferrara commenta le fibrillazioni del centrodestra, diviso tra la smania di chi vuole iniziare a discutere da subito la leadership della coalizione e chi ritiene che sia prematuro.
Ferrara, quindi ha già deciso che correrà per la riconferma?
«E ci mancherebbe! Da qui a due anni porteremo a termine tanti progetti finanziati con il Pnrr, una cosa che nessuna classe dirigente e nessun sindaco aveva concretizzato per Chieti in un momento così difficile per la città, in una congiuntura che avrebbe fatto gettare la spugna a chiunque: da tutto il 2021 ancora penalizzati dal Covid alla mannaia del fallimento di Teateservizi e dissesto finanziario».
È stato davvero così difficile?
«Un funzionario del ministero dell’Interno, dove in questi mesi siamo stati spesso per risolvere i problemi del Comune, mi ha detto che il caso di Chieti è quasi inedito dal punto di vista amministrativo e giuridico. Farà scuola per tutte le cose negative con le quale abbiamo avuto a che fare. Abbiamo resistito a uno tsunami, abbiamo tenuto la nave a galla, affrontando tutti i problemi per risolverli. Problemi che, tra l’altro, vorrei ricordare che non sono stati provocati da noi. E in tutto questo abbiamo avviato lavori pubblici per sessanta milioni di euro: chi non si meriterebbe la riconferma?».
Non teme la fine anticipata della consiliatura? Secondo la minoranza era quasi “matematica” perché il bilancio era stato approvato oltre il tempo massimo consentito.
«Se il ministero avesse voluto dare seguito a quell’osservazione di Fratelli d’Italia, ci avrebbe stoppato immediatamente. Ma ciò non è avvenuto. A gennaio ci sono state anzi prescrizioni aggiuntive, quindi significa che impianto e tempi del bilancio erano buoni. Sarebbe stata una bocciatura politica».
Non ha avuto timore neanche del minacciato ricorso al Tar annunciato, ma non presentato, dall’opposizione?
«Non mi ha mai impensierito. Semmai mi ha amareggiato per lo spirito con cui veniva sbandierato. Se avessero fatto saltare il bilancio, sarebbe fallito il Comune e con il Comune sarebbe fallita la città. Sarebbero stati contenti di far fallire Chieti dopo averla mandata in dissesto?».
Il centrodestra spesso insiste sulla scarsa compattezza della maggioranza che rischia di non farla arrivare a fine mandato.
«Io invece penso che questa consiliatura arriverà al suo termine naturale. Trovo sempre la quadra con i miei assessori e i miei consiglieri, grazie alla mia notoria capacità di mediazione».
Da qui al termine della consiliatura si aspetta colpi bassi?
«Di certo saranno due anni di bordate dalla minoranza e in particolare da chi si ergerà ad aspirante sindaco. Credo che approfitteranno di qualsiasi cosa per avere visibilità, anche in maniera strumentale e pretestuosa: pensi alle polemiche fatte per l’ultimo consiglio comunale andato in seconda convocazione, dopo che la cosa era stata concordata nella riunione dei capigruppo».
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