Ferrovia fino al porto, mancano certezze

23 Maggio 2021

Sindacati e imprese fanno pressione per il cosiddetto “ultimo miglio” necessario alle industrie locali

VASTO. Il futuro dell’industria nel Vastese dipende dalle infrastrutture. Le multinazionali chiedono servizi che aiutino a ridurre i costi, perché la concorrenza è spietata. Fondamentale è perciò l’ultimazione del cosiddetto “ultimo miglio ferroviario”: arrivare con la merce in porto, percorrendo la strada ferrata, aiuterebbe moltissimo i bilanci aziendali.
Aziende e sindacati si appellano alla politica. La Regione assicura che il progetto si farà. La linea che permetterà alle aziende di arrivare dalla stazione al porto non resterà una chimera. L’ultimo miglio ferroviario è oggetto di un accordo di programma tra ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit) e Rete ferroviaria italiana (Rfi). Secondo il cronoprogramma di Rfi la progettazione definitiva è prevista entro il 2021, con avvio dei lavori a inizio 2022 e ultimazione per il 2023.
Da qualche tempo però non se ne parla più, cosa più volte stigmatizzata dai sindacati. In questo periodo è in ballo il futuro di Denso e Pilkington, e di conseguenza dell’indotto. Servizi efficienti e riduzione dei costi sono fondamentali. Il presidente della commissione Ambiente, infrastrutture e trasporti della Regione Manuele Marcovecchio ha più volte assicurato che Rfi, come previsto nel contratto di programma definito con il ministero delle Infrastrutture, ha espressamente confermato che il progetto va avanti. La Regione assicura che è pronta a fare la sua parte affinché vengano realizzati i necessari adeguamenti dell’area portuale, funzionali all’ultimazione del tratto ferroviario. Il progetto ovviamente dovrà tenere conto anche delle esigenze degli operatori portuali e della sicurezza di chi opera nel bacino, cercando di portare benefici a imprenditori e marineria locale.
L’opera non è attesa solo dalla Sevel, in Val di Sangro, che già oggi carica dalle banchine del porto di Punta Penna i furgoni destinati a Nord Europa e Asia. Denso e soprattutto Pilkington la reclamano da tempo, e al coro di richieste si è aggiunta AssoVasto. «La politica non perda più tempo e fornisca date certe alle multinazionali e agli imprenditori dell’indotto», chiedono i sindacati. Le operazioni di carotaggio dei terreni interessati sono già state fatte: va reso noto e ufficializzato il cronoprgramma.(p.c.)