Fiera, è lite sul direttore scelto dal sindaco
Senza pace le nomine dei vertici dell’ente. Marongiu: tornaconto politico. Di Domenico: illegittimità
LANCIANO. Suscitano ancora polemiche le scelte del sindaco Filippo Paolini per la dirigenza di Lancianofiera. E a distanza di qualche giorno dall’“investitura” a presidente dell'ente dell'agronoma ed esponente di Fratelli d'Italia Ombretta Mercurio, il Pd torna a dire la sua. «Terza designazione in Fiera in 18 mesi», fa notare Leo Marongiu, «ma Paolini ha nuovamente rimarcato di aver fatto incontrare la presidente in pectore, Mercurio con il signor Bruno Di Ciano, non si capisce bene a che titolo, essendo una persona che al momento non fa parte del personale della Fiera, avendo terminato il proprio contratto a dicembre. In queste settimane di “pasticcio” ognuno però pare abbia raggiunto il proprio tornaconto politico», rimarca Marongiu. «A Fratelli d’Italia una nuova postazione, al sindaco la garanzia della riconferma di un proprio uomo di fiducia in Fiera e silenziando, vedremo per quanto, la richiesta di dimissioni reiterate verso il vicesindaco, Danilo Ranieri, che diedero vita anche a consultazioni separate dei gruppi consiliari di centrodestra. A Mercurio, di cui accolgo con positiva curiosità la novità della nomina, arrivata però solo alla terza designazione utile, il nostro in bocca al lupo con l'augurio di tenere ferma la propria autonomia decisionale e professionale, respingendo le ingerenze nell’interesse dell’ente: nella soddisfazione o meno delle pretese del sindaco sul personale inizieremo a capire meglio in quale contesto ci troveremo a ragionare».
E sulla figura di Bruno Di Ciano nell'ente interviene anche Marco Di Domenico, ex assessore della giunta Paolini nel 2009 e avvocato che aveva già aspramente osteggiato la nomina di Donato Di Fonzo che ha successivamente rinunciato all'incarico: «Il sindaco Paolini si è impuntato sulla figura del direttore», commenta Di Domenico, «il che è paradossale e indebito non essendo consentita alcuna ingerenza gestoria verso un Cda di una società partecipata, con mortificazione dei due membri già operativi rappresentanti gli altri due soci e con violazioni di norme sulle assunzioni. Su questa vicenda», prosegue Di Domenico, ex esponente di Fdi, «si registrano contraddizioni e illegittimità, derivanti dal peccato originario della combine Fratelli d’Italia-Nuova Lanciano, che ha prima incassato la nomina ad Anxanum servizi e appena dopo indicava Antonella Troiano (area centrosinistra) quale sintesi del loro magico cerchio. È triste prendere atto che a Paolini prema solo la nomina di Di Ciano, mentre per il presidente si affida alle tirate di giacchetta da parte di terzi. E se per la nomina a consigliere presidente della Fiera valgono i curricula, cosa ha impedito il sindaco a non nominare da subito la Mercurio?».
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