Figli dei genitori gay, si va avanti E i civici frenano su Berlusconi

La sinistra è pronta a ripresentare la registrazione all’anagrafe dei bimbi nati da due mamme o papà Paci (Pd): i diritti non sono merce di scambio. Salta l’intitolazione della sala del municipio al Cavaliere
CHIETI. «Il tema dei diritti e della tutela delle famiglie omogenitoriali non è merce di scambio: riproporremo la mozione nel prossimo consiglio comunale». Parola di Paride Paci (Pd), primo firmatario insieme con il collega Edoardo Raimondi (Liberi a sinistra) della proposta di registrazione all’anagrafe dei bambini nati da coppie dello stesso sesso, indicando sull’atto di nascita i nomi di entrambe le mamme o i papà. Per mettere fine al derby interno alla maggioranza che sta animando il dibattito estivo, tra rotture e improvvise riconciliazioni, non basta il passo indietro del polo civico che ha annunciato il ritiro dell’ordine del giorno della discordia sull’intitolazione di una sala riunioni del municipio a Silvio Berlusconi.
Nel giorno del via libera della Camera alla proposta di legge del centrodestra che introduce il reato universale per la maternità surrogata, il centrosinistra teatino conferma la volontà di proseguire sulla strada del riconoscimento dei diritti dei minori nati a seguito di tecniche di procreazione assistita all’estero. «Nessuno ha mai sollevato problemi di natura politica nelle capigruppo o nelle altre sedi in cui è stata discussa questa iniziativa», rimarca Paci, «quindi non vedo perché dovremmo ritirare la nostra mozione, che tra l’altro risale a circa due mesi fa. Diverso è il discorso della sala riunioni a Berlusconi, rispetto al quale siamo ideologicamente distanti». Sulla stessa linea di pensiero anche Raimondi, che ricorda che Chieti ha già aderito alla Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, la rete Ready, sottolineando come la registrazione all’anagrafe dei figli delle coppie gay rientri nel programma di mandato del sindaco Diego Ferrara. «La normativa è ancora controversa», specifica Raimondi, «ci sono direttive europee che chiedono all’Italia di adeguarsi, alcuni Comuni inclusivi lo hanno fatto. Riteniamo che Chieti debba spingere sui diritti, come tra l’altro previsto anche nelle linee di mandato votate da tutta la maggioranza. Se qualcuno ha cambiato idea lo dicesse e se ne assumesse la responsabilità invece di fare giochini e presentare all’ultimo momento un ordine del giorno su una figura quantomeno divisiva come Berlusconi, preferendo bloccare i lavori del consiglio comunale anziché lavorare per l’unità».
Il sindaco si è già schierato pubblicamente a favore del riconoscimento dei genitori gay. Inoltre la maggioranza, insieme a una parte dell’opposizione, voterà a favore dell’ordine del giorno presentato dalla consigliera Barbara Di Roberto del gruppo misto che prevede l’intitolazione dell’ufficio di presidenza a Nilde Iotti, madre costituente e prima donna a presiedere la Camera dei deputati. «Non c’è nessuna preclusione ideologica sulle coppie gay», è l’opinione di Vincenzo Ginefra, capogruppo della lista civica Chieti c’è, «ma solo la verifica della legittimità degli atti, visto che provvedimenti simili sono stati impugnati già in altre città». Il riferimento è allo stop della procura di Padova, che ha imposto la cancellazione di 33 atti di nascita di figli di due donne. «Non alziamo nessuna barriera», prosegue Ginefra, «sull’intitolazione a Berlusconi abbiamo ritirato la proposta perché non avevamo tenuto conto che non sono trascorsi i dieci anni dalla sua morte. Occorrerebbe una deroga al divieto che deve però essere concessa dal ministero dell’Interno e la cui possibilità la stiamo verificando in accordo con il segretario generale. Siamo una forza civica: per noi Berlusconi è un personaggio pubblico che ha avuto un ruolo rilevante nella storia politica nazionale e quindi merita di ricevere una stanza a suo nome, come Marchionne o Delli Castelli o la stessa Nilde Iotti, sulla quale siamo pronti a votare a favore. D’altronde si tratta di una sala riunioni del Comune, non è né una piazza né una strada». Dopo la precisazione però Ginefra non risparmia una stoccata al centrosinistra: «Qualcuno si potrebbe appassionare a temi più importanti della polemica contro Berlusconi, come il passaggio della ferrovia o la perdita dei fondi anti dissesto».
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