Fioriti: sugli ospedali basta con le guerre di campanile

30 Aprile 2020

ATESSA. «Sull’ospedale di Atessa bisogna guardare ai contenuti e non ai contenitori. Questa emergenza ci obbliga a rivedere tutta l’organizzazione territoriale della sanità». Saranno sicuramente...

ATESSA. «Sull’ospedale di Atessa bisogna guardare ai contenuti e non ai contenitori. Questa emergenza ci obbliga a rivedere tutta l’organizzazione territoriale della sanità». Saranno sicuramente spunto di riflessioni le affermazioni di Federico Fioriti, membro fondatore del Comitato spontaneo in difesa del territorio Per Fioriti «i sistemi che hanno risposto meglio all’emergenza Covid-19 sono stati quelli fondati su governance centralizzate e assistenza diffusa sul territorio come in Veneto. Organizzazione che ha permesso agli ospedali di comunità di poter gestire la crisi. Vanno riviste le funzioni degli ospedali di Atessa, Casoli, Guardiagrele, Lanciano e, se vogliamo, anche di Castel di Sangro, oltre che le organizzazioni delle case di cura nei Comuni e vanno resi chiari e certi per i sistemi di soccorso». Per Fioriti è da accantonare l’idea di ospedale di zona disagiata: «L’ospedale di zona disagiata per cui la politica atessana e i suoi tifosi si sono esaltati, ha dimostrato tutta la sua fragilità nel momento in cui è bastata una lettera di 47 sindaci che chiedevano un ospedale capace di rispondere a una crisi come quella del Covid-19, per essere superato nei fatti. D’altro canto è davvero deprimente che la politica atessana esalti un cambio di insegna o rincorra le polemiche giornalistiche sulla differenza tra ospedale di zona disagiata o presidio di assistenza territoriale. O sembra fuori luogo oggi parlare del fantomatico nuovo ospedale in Val di Sangro, quando Lanciano e Vasto, che dovrebbero convergere su questo progetto strategico, portano avanti battaglie in difesa dei singoli reparti come fece a suo tempo Atessa? Atessa», continua Fioriti, «deve svolgere un ruolo di capofila del territorio che non può risolversi in una battaglia di retroguardia sulla definizione di zona disagiata, su quella di presidio territoriale, su dove collocare il distretto sanitario o su dove localizzare il mega ospedale».
Fioriti, che con questa sua presa di pozione rivendica il ruolo di fondatore del Comitato, conclude così il suo appello al comitato stesso e alla politica locale: «Atessa ha una grande opportunità, oggi, di giocarci un ruolo di capofila del territorio. Lo vogliamo chiamare ospedale di comunità o sistema sanitario territoriale diffuso? È indifferente. Dividersi sulle definizioni significa continuare a fare battaglie di retroguardia e accendere continue discussioni tra campanilismi dei paesi o, peggio, tra tifoserie politiche». (m.d.n.)
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