Forte a De Cecco e agli altri pastifici: «Investite in ricerca»

Fara, anche il cavaliere Filippo Antonio al precetto pasquale con l’arcivescovo, gli imprenditori e gli operai del paese
FARA SAN MARTINO. Centralità del lavoratore, senso di appartenenza, apertura all’innovazione e alle nuove sfide in un’economia di speranza e fiducia nel futuro. Sono le “aziende vincenti” per monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, che ha celebrato il tradizionale precetto pasquale per i lavoratori dei pastifici di Fara San Martino. E le aziende faresi sono sulla buona strada in questo percorso poiché, sottolinea padre Bruno, «rendono il nome di Fara conosciuto in tutto mondo e apprezzato per la qualità del suo lavoro».
Riuniti attorno all’altare allestito nell’hotel del Camerlengo, ci sono i lavoratori e le loro famiglie, proprietà, amministratori locali. C’è il presidente della De Cecco, il cavaliere Filippo Antonio, e una delegazione di studenti del quinto superiore dell’Istituto tecnico economico Marino di Casoli.
«Grazie padre Bruno perché lei ci aiuta, con il suo esempio, ad essere donne e uomini che con coraggio, coscienza, serietà, impegno, caparbietà, professionalità, cercano di portare avanti i compiti e le responsabilità che ci vengono affidati», parla a nome dei lavoratori Vincenzo Vizioli, direttore controllo qualità della De Cecco. E ricorda Mario Piacentino, dipendente della De Cecco per 52 anni, recentemente scomparso. Il parroco, don Emiliano Straccini, richiama le parole di papa Francesco sulla dignità del lavoro: «Il lavoro dice la possibilità per un giovane di rimanere legato alla sua terra, alle sue radici, alla sua storia, dice sguardo sereno e fiducioso verso il futuro di chi è protagonista di un mondo che cambia. È bello che anche noi, guidati dalla sua parola e dalla sua testimonianza, guardiamo con speranza a questo delicato e complesso tempo della vita dell’uomo».
«Nessuno si salva da solo», ammonisce monsignor Forte, «dobbiamo aiutarci gli uni gli altri, coltivare il senso della solidarietà. Avere il senso di appartenenza ci rende più forti. Lavorare qui a Fara, nelle aziende della pasta, è una forma di appartenenza, a quella storia iniziata da De Cecco nella seconda metà dell’Ottocento. Una storia che rende Fara conosciuta nel mondo e apprezzata per la qualità del lavoro. Qui c’è un popolo di lavoratori laboriosi, onesti, capaci, che coltivano valori come il rispetto delle persone, la solidarietà reciproca, il comune impegno per il bene comune. Tutto questo aiuti a mantenere alta la qualità della vita e del lavoro che caratterizzano questa comunità».
L’altro messaggio dell’arcivescovo riguarda la speranza. «La grande crisi, vera, di un popolo, prima ancora di quella economica, è una crisi di speranza», dice Forte, «un’economia senza fiducia e senza speranza è un’economia che implode. Investire in ricerca è un modo per dare qualità al lavoro e prosperità a quelle aziende che, allo stesso tempo, sanno dare valore al fattore umano. Sappiate coniugare appartenenza e creatività, capacità innovativa e apertura alle nuove sfide, per mantenere alta la tradizione della produttività della nostra comunità».
Stefania Sorge
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