Frana, i residenti chiedono giustizia

15 Aprile 2018

San Vito Chietino. Il Genio civile: il Comune faccia verifiche su Borgo di Gualdo

SAN VITO CHIETINO. I pozzi a dispersione realizzati nel complesso edilizio Borgo di Gualdo, profondi oltre 25 metri sotto i piedi dei fabbricati, potrebbero aver provocato un pericoloso dilavamento degli strati sottostanti del terreno e rischiano di intaccare la stabilità delle case. Prosegue l’incubo di una quarantina di residenti del lussuoso complesso di via San Rocco vecchio, realizzato con un sistema fognario sottodimensionato che provoca allagamenti e straripamenti di liquami. Nei giorni scorsi, in seguito a una segnalazione dei condomini, il Genio civile di Chieti ha risposto riguardo la comunicazione di smottamento del terreno di alcune villette e danni alle strutture, presumibilmente provocati da pozzi a dispersione (vietati dalla legge) che inviano direttamente nel sottosuolo sia le acque bianche (acqua piovana e di lavaggio strade) che le acque nere costituite da reflui fognari non trattati. La presenza dei pozzi, che si aggiunge al danno originario delle fogne sottodimensionate, è stata accertata dall’Arta nel 2016.
«Nella progettazione esaminata», scrive la sezione Genio civile ufficio sismico ai residenti del complesso e al Comune di San Vito, «non è presente alcun riferimento all’esecuzione di opere in sotterranea, nonostante le raccomandazioni fornite dal geologo circa un’attenta verifica di tutte le canalizzazioni, l’adeguata regimentazione delle acque meteoriche e il rapido riempimento di eventuali scavi realizzati nelle vicinanze delle fondazioni».
L’ufficio prescrive quindi al Comune di «valutare gli effetti legati alla variazione dello stato tensionale preesistente nel terreno e alla variazione del regime idraulico del sottosuolo». «Com’è possibile», si sfogano i residenti, «che un condominio che subisce danni dal 2012, nonostante due ordinanze del Comune, le prescrizioni della Procura, la sentenza della causa civile e strutture realizzate in barba alle norme (come ampiamente dimostrato dagli atti) non possa trovare ancora giustizia?». (d.d.l.)
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