Fratellini annegati a Ferragosto: chieste quattro condanne a 5 anni

23 Febbraio 2024

Il pm: «Fu omicidio colposo, sono emerse responsabilità dei genitori e di due dipendenti comunali» La difesa degli imputati: «Non ci sono prove, vanno tutti assolti». La sentenza è attesa per il 4 aprile

CHIETI. Cinque anni di reclusione ciascuno. È la richiesta del pm Natascia Troiano nei confronti dei quattro imputati per omicidio colposo nel processo in corso davanti al giudice monocratico del tribunale di Chieti, Enrico Colagreco, per la morte di due fratellini cinesi di 14 e 11 anni, Zhen e Jiaheng Xu, per tutti Alessandro e Federico, annegati il giorno di Ferragosto del 2019 nel mare davanti alla località Postilli di Ortona. Sotto accusa ci sono i genitori dei bimbi, che non avrebbero «esercitato un controllo vigile», e due dipendenti del Comune di Ortona, responsabili – sempre secondo la procura – di alcune «omissioni» relative alla cartellonistica del tratto di spiaggia libera e all’assenza di bagnini.
LA TRAGEDIA
Quella avvenuta nella zona della stazione di Tollo è stata una tragedia che ha colpito tutto l’Abruzzo. In particolare, la città di Montesilvano, dove la famiglia cinese vive da anni e gestisce un negozio in corso Umberto. Il 15 agosto del 2019 i coniugi Xu e i loro tre figli – il più piccolo è Lorenzo, all’epoca 4 anni – erano in spiaggia per trascorrere in un modo diverso il giorno di festa. Prima di pranzo, Alessandro e Federico sono entrati in acqua. Dopo un po’, hanno cominciato a chiedere aiuto perché il mare mosso li stava portando al largo. Il papà ha provato subito a soccorrerli e si è buttato in acqua per raggiungerli. Anche lui, però, è finito in balìa della corrente. I bagnini degli stabilimenti vicini sono intervenuti non appena è scattato l’allarme. Il genitore è stato salvato e portato a riva, ma per i fratellini non c’è stato niente da fare. «A un certo punto», ha raccontato una bagnante, «un’onda li ha scaraventati contro gli scogli». E proprio tra gli scogli, dopo un paio d’ore di ricerche, i sommozzatori di vigili del fuoco e carabinieri hanno recuperato i corpi, a tre metri di profondità, a poca distanza l’uno dall’altro.
LE ACCUSE
Secondo il pm, i genitori, Fengwu Xu e Cunli Zhu, «titolari di una posizione di garanzia e controllo nei confronti dei due minori, nonostante le condizioni avverse del mare (mare mosso, vento teso e forte risacca nella zona delle scogliere)», non hanno impedito ai figli di tuffarsi. Non solo: avrebbero omesso di «esercitare un vigile controllo circa il loro posizionamento in acqua, tanto che i minori si allontanassero in mare, giungendo a ridosso delle scogliere, dove, a causa delle avverse condizioni», sono annegati. Le due dipendenti comunali Milena Coccia e Donatella Memmo, rispettivamente dirigente del terzo settore e responsabile unico del procedimento relativo all’affidamento del «servizio di fornitura, posa in opera e manutenzione della cartellonista balenare per l’anno 2019», avrebbero violato l’ordinanza emessa dalla capitaneria di porto di Ortona e relativa alla stagione estiva. In particolare, sostiene sempre l’accusa, la cartellonistica non è stata «posizionata in modo corretto» con riferimento alla «distanza tra i vari ombrelloni» e alle «dimensioni della stessa» e con «riguardo alla mancanza di tutte le informazioni previste nell’ordinanza». I cartelloni, inoltre, «non erano visibili all’utenza che faceva accesso alla spiaggia dalla strada adiacente al ristorante Punto Verde», zona più prossima al punto in cui è avvenuta la tragedia. Non è finita qui, perché erano assenti in mare «boe o cartelli indicanti il limite delle acque sicure». Infine, le due dipendenti comunali avrebbero «omesso di attivare un servizio di salvamento neppure stipulando accordi con il limitrofo stabilimento balneare Cambusiere».
LA DIFESA
Secondo i difensori, gli avvocati Tommaso Marchese, Antonio Alessi, Italo Colaneri e Fabio Palermo, che hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti, la procura non ha provato in maniera precisa le responsabilità: nel caso dei genitori il padre ha tentato, senza riuscirci, di salvare i figli gettandosi in acqua, mentre la madre era con un altro figlio più piccolo. Per quanto riguarda le dipendenti comunali le omissioni loro contestate, ovvero il mancato collocamento in mare di boe e cartelli che indicassero il limite delle acque sicure e l'omessa attivazione di un servizio di salvamento, non hanno trovato alcun riscontro. «Questi genitori», ha detto l’avvocato Alessi, «la più grande condanna l’hanno già avuta e la stanno già scontando: quella di aver perso due figli per sempre e di crescere altri due figli con questo fardello». Il processo è stato aggiornato al prossimo 4 aprile per le repliche e la sentenza.