Fuma droga con la suocera e minaccia la compagna con un coltello: arrestato

Alfredo Pirozzi, 31 anni, le ha puntato la lama alla gola: ora è rinchiuso in carcereSi è scagliato anche contro i carabinieri: «Ho fatto parte della ’ndrangheta»
CHIETI. Si è chiuso nel bagno di casa per fumare crack insieme alla suocera. Quando la compagna ha sfondato la porta, preoccupata dopo aver sentito un tonfo, lui le ha puntato un coltello alla gola: «Mi hai fatto cadere la droga: se domani non mi dai 50 euro, ti sgozzo», l’ha terrorizzata. Per concludere la sfuriata, impugnando un altro coltellaccio da cucina con la lama lunga 26 centimetri, ha minacciato di morte anche i carabinieri, ai quali la ragazza aveva chiesto aiuto: «Ho fatto parte della ‘ndrangheta e ho ucciso anche altre persone, state attenti». Alfredo Pirozzi, 31 anni, ex operatore socio-sanitario originario di Orsogna, ora disoccupato, è stato arrestato la scorsa notte a Guardiagrele per resistenza a pubblico ufficiale. Ieri mattina, il giudice Giulia Colangeli del tribunale di Chieti lo ha spedito in carcere, su richiesta del pm d’aula Roberta Capanna, considerando la gravità dell’episodio e il rischio che possa tornare a commettere reati analoghi, magari aggredendo fisicamente la compagna, che vive nell’appartamento con la figlioletta di pochi mesi, nata da una relazione con un altro uomo.
LA LITE IN CASA
Secondo la ricostruzione dell’accusa, due sere fa – in un’abitazione di via Marrucina – scoppia una lite in famiglia per le ragioni di cui sopra. La ragazza, 22 anni, corre in caserma per chiedere aiuto. Sono le 22.35. Oltre alle minacce ricevute, si dice spaventata perché il compagno, qualche tempo prima, le ha mostrato una pistola, nascosta sotto la ruota di scorta dell’automobile. Non solo: in base alla testimonianza della giovane, lui gira sempre armato di un coltello dal manico di legno infilato nei pantaloni.
LA PERQUISIZIONE
I carabinieri della stazione di Guardiagrele e di Rapino si precipitano nell’appartamento per perquisirlo. Pirozzi li accoglie con le mani insanguinate, per effetto delle ferite provocate dalla rottura di un bicchiere da lui scaraventato sul tavolo in un precedente scatto d’ira.
LE MINACCE
Fin da subito, il suo atteggiamento è ostile e partono le minacce ai militari che, nel frattempo, hanno allertato il 118. Anche in quei frangenti Pirozzi fa riferimento all’arma di cui sarebbe in possesso: «Stai calma, perché ho la pistola», dice all’orecchio della suocera. Quando gli operatori dell’emergenza sanitaria si avvicinano per medicarlo, il 31enne prende il grosso coltello da un cassetto della cucina. Medico e infermiere si tirano indietro, mentre lui minaccia ancora i carabinieri, che, non senza fatica, riescono a disarmarlo e a stringergli le manette ai polsi.
NOTTE IN CASERMA
A quel punto, con l’ausilio del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti, viene portato nella cella di sicurezza della caserma di via Ricciardi, allo Scalo, dove trascorre la notte, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Falasca. Durante la perquisizione vengono sequestrati i coltelli, ovvero quelli utilizzati per intimidire la compagna e i carabinieri e un terzo con il manico di legno; non c’è traccia, invece, della pistola.
L’INTERROGATORIO
Ieri mattina, l’udienza in tribunale. Davanti al giudice, Pirozzi non entra nel merito delle accuse. Dice solo: «Se ho sbagliato, scusatemi». Il pm chiede la custodia cautelare in carcere: il timore è che le minacce alla compagna possano concretizzarsi. E il giudice accoglie la richiesta: è pomeriggio inoltrato quando Pirozzi entra in una cella della casa circondariale di Madonna del Freddo. Lontano dalla suocera con cui è solito fumare crack, dalla compagna e, soprattutto, dalla figlioletta di pochi mesi.
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