Fumata nera sulla Teateservizi: adesso il caso arriva dal prefetto

24 Maggio 2023

A rischio il futuro di oltre 40 dipendenti e la tenuta del piano concordatario per evitare il fallimento I sindacati portano la vertenza all’attenzione di Della Cioppa. Raimondi: nessuna risposta dagli uffici

CHIETI. La prima “fumata nera” è arrivata ieri mattina nel corso dell’incontro tra i rappresentanti sindacali degli oltre 40 dipendenti di Teateservizi, il liquidatore dimissionario Luca Di Iorio e l’assessore alle Partecipate Enrico Raimondi. L’incertezza che avvolge la tenuta del piano concordatario per salvare dal fallimento la società pubblica che gestisce la riscossione dei tributi per conto del Comune di Chieti e la mancanza di garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali aprono la strada a nuove forme di mobilitazione. Dopo lo stato di agitazione già proclamato dai lavoratori e il vertice interlocutorio di ieri, il prossimo passo è portare la vertenza all’attenzione del prefetto Mario Della Cioppa, autorità incaricata di espletare le procedure di conciliazione e raffreddamento.
I tempi sono stretti: la normativa prevede un termine di cinque giorni lavorativi dall’apertura del confronto con le organizzazioni sindacali, a partire dalla comunicazione scritta della proclamazione formale dello stato di agitazione, avvenuta il 19 maggio scorso con una pec firmata dai rappresentanti sindacali Francesca Piscione (Felsa Cisl), Simone Di Lanzo (Cisl Fp), Smeraldo Ricchiuti (Confsal funzioni locali), Giuseppe Rucci (Fp Cgil), Ernesto Magnifico (Uiltucs) e Marco Angelucci (Uil Fpl) per «ottenere chiarimenti circa le posizioni degli enti interessati sul futuro della Teateservizi» e sulle garanzie occupazionali, considerata anche la scadenza dei contratti di somministrazione al 30 giugno prossimo.
Entro il 31 maggio c’è una nuova scadenza: il liquidatore Di Iorio dovrà decidere se ritirare o meno le dimissioni. In ballo c’è la fattibilità del piano concordatario di Teateservizi, il cui risanamento è stato approvato in consiglio comunale il 27 marzo scorso ma di fatto non è ancora operativo a causa della mancanza del contratto di servizio. Al centro della delibera, infatti, c’è la rimodulazione dell’aggio, ossia il costo della riscossione di Imu e Tari, ritoccato verso l’alto per consentire il risanamento della partecipata. Ma se la riscossione dei tributi resterà inalterata per il 2023, corrispondendo l’aggio del contratto vigente, di conseguenza sarà a rischio la tenuta dell’intero piano di concordato. «La mancata approvazione del bilancio di previsione non consente la sottoscrizione del contratto di servizio», sottolinea l’assessore Raimondi, «abbiamo adottato gli atti idonei a garantire l’approvazione del piano di concordato, ora tocca agli uffici consentire l’attuazione di quella delibera. Ho chiesto informazioni anche al segretario generale del Comune, ma al momento nessuno è stato in grado di fornirmi una risposta. Abbiamo chiesto al liquidatore Di Iorio di restare al suo posto, ma lui ha ribadito di non essere più disponibile a rimodulare il piano di concordato e aprire una nuova ed estenuante stagione di colloqui».
Le criticità sulla riscossione dei tributi sono state evidenziate anche nella recente sentenza della Corte dei conti con la quale i giudici hanno motivato la bocciatura del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, aprendo la strada verso il dissesto. Come confermato dal presidente della commissione bilancio Edoardo Raimondi al termine del confronto con i consiglieri, gli assessori e i tecnici sulla tenuta dei conti dell’ente, salvo sorprese dell’ultima ora l’amministrazione non presenterà ricorso ma entro la fine di maggio voterà la dichiarazione di dissesto.
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