Furti ai bancomat con i codici: scatta la condanna per la banda

In tre ritenuti colpevoli di nove raid tra Chieti, Pescara, Martinsicuro, Città Sant’Angelo e Fossacesia I colpi messi a segno anche in luoghi simbolo della città, come corso Marrucino e piazza della Trinità
CHIETI. Scattano le condanne per i componenti della banda che svuotava le casseforti dei bancomat anche nei luoghi simbolo di Chieti, come corso Marrucino e piazza della Trinità; una gang capace di rubare 613.800 euro dagli sportelli automatici di mezzo Abruzzo, utilizzando chiavi e codici forniti da un «insospettabile». Il giudice Maurizio Sacco ha inflitto cinque anni e un mese di reclusione al romano Marco Adelli (64 anni), quattro anni e un mese al pescarese Paolo De Luca (54) e un anno, tre mesi e quindici giorni (pena sospesa) ad Antonio Maravalle (63), anche lui residente a Pescara. Il pm d’aula Sergio Di Feliciantonio aveva chiesto sette anni per Adelli e De Luca e quattro anni e otto mesi per Maravalle.
Gli imputati sono stati ritenuti colpevoli di sei furti pluriaggravati e tre tentati, compiuti dal 25 ottobre 2019 al 18 giugno 2021, oltre che nel capoluogo teatino, anche a Pescara, Martinsicuro, Città Sant’Angelo e Fossacesia. Nel mirino sono finite le filiali di Intesa San Paolo, Allianz Bank, Ing Bank e Banca popolare di Bari, che dovranno essere risarcite in separata sede. A incastrare i ladri – con immagini delle telecamere, ore di pedinamenti, intercettazioni e tabulati telefonici – sono stati i poliziotti della terza sezione della squadra mobile di Chieti.
Il quarto imputato, secondo gli investigatori «a tutti gli effetti il cervello dell’organizzazione», è morto di malattia a processo in corso. È stato lui, titolare di un negozio di ferramenta a Pescara, a essere al vertice di tutte le decisioni e ad aver chiamato in Abruzzo Adelli, «instancabile specialista del bancomat» e unico autore materiale dei colpi. Non solo: aveva «le competenze specifiche per duplicare anche chiavi non comuni, come quella necessaria per disattivare l’allarme». L’«insospettabile» è Maravalle, titolare di una ditta di San Giovanni Teatino specializzata in vendita e assistenza tecnica di casseforti, bancomat e combinatori elettronici: aveva contatti diretti solo con il titolare della ferramenta ed è stato «il fondamentale e decisivo fornitore dei codici, dei combinatori magnetici e delle chiavi di accesso, guarda caso proprio di banche del cui sistema di sicurezza lui si occupava». E proprio grazie a queste informazioni Adelli ha potuto «agire indisturbato e rapidamente, di giorno e perfino confondendosi tra i clienti e apparendo quasi una sorta di anonimo operatore del sistema di sicurezza della banca, con il berretto e con una borsa a tracolla». Infine, c’è De Luca, braccio destro del titolare della ferramenta e anche «insostituibile palo, più volte ripreso con gli stessi indumenti» vicino all’esecutore materiale dei furti «e intento a scrutare tutte le possibilità offerte dai bancomat delle zone d’Abruzzo, giacché Adelli abita fuori regione». Gli sportelli bancomat presi di mira non a caso sono del tipo non presidiato, vale a dire non ubicati all’interno di filiali bancarie, ma con la presenza di locali tecnici separati, tanto che a occuparsi del rifornimento del denaro sono gli istituti di portavalori e non i dipendenti delle banche stesse.
«La pericolosità degli indagati è indiscutibilmente concreta e attuale», aveva scritto il giudice Andrea Di Berardino nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nel novembre 2021. «Basti riflettere sulla costante periodicità con cui i quattro indagati hanno commesso i reati: si tratta di imprese criminose che richiedono lunghe gestazioni e che svelano una incredibile dimestichezza con i più sofisticati stratagemmi criminali, dalle manovre automobilistiche elusive dei pedinamenti ai telefoni schermati, sino allo sfruttamento di una persona operativa nel circuito bancario. Sono elementi che tratteggiano un rischio praticamente certo di reiterazione di reati della stessa specie, se non ancora più gravi, come nel caso di reazioni all’intervento delle forze dell’ordine».
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. È scontato il ricorso in appello da parte degli imputati, assistiti dagli avvocati Gianluca Carlone, Ugo Milia e Angelo Staniscia.

