Giovane chef morto a New York Tempi lunghi per l’addio a Mario

Orsogna, non si conosce la data del rientro della salma di Ferrari, precipitato da una scala antincendio Il sindaco Salerni: «Un suo parente in America segue la vicenda, noi siamo a disposizione dei familiari»
ORSOGNA . Sarà necessario attendere ancora qualche altro giorno prima che la salma di Mario Ferrari possa far ritorno nella sua Orsogna. Negli Stati Uniti continuano le procedure necessarie dopo la tragedia di mercoledì scorso, quando il 31enne chef abruzzese è morto a seguito della caduta da una scala antincendio. E prima di mercoledì prossimo, è improbabile che possano esserci aggiornamenti sul fronte del ritorno in Italia. Il suo paese d’origine, dopo essere venuto a conoscenza di quanto accaduto, aspetta di poter dare un ultimo saluto a un giovane che ce l’aveva fatta a realizzarsi nel lavoro. In America era capo cuoco in un ristorante di New York, executive chef dell’Harry’s Table appartenente alla catena italiana Cipriani.
La famiglia è straziata dal dolore. La mamma Silvana Tiberii non smette di ricordarlo: lo fa con messaggi o foto che ritraggono il figlio sorridente. E il sindaco Ernesto Salerni si è rivolto ai parenti della vittima mettendosi a loro completa disposizione: «Li ho contattati, così come hanno fatto altri rappresentanti della mia amministrazione comunale», conferma, «loro sanno che possono contare su di me per qualsiasi cosa e a qualsiasi ora». La famiglia si è attivata da sé per quanto necessario a riportare Mario nel suo paese: «So che ha incaricato un proprio familiare che vive negli Stati Uniti per seguire da vicino tutte le procedure», dice il sindaco. «Ma di più non sappiamo. Rispettiamo il riserbo che ha chiesto la famiglia del ragazzo».
Per il momento, quindi, i funerali non sono stati ancora fissati. Si terranno a Orsogna in data da destinarsi. Resta il dolore per la madre ma anche per le due sorelle di Mario, Simona e Alessia. Secondo le prime informazioni, Ferrari è morto precipitando da una scala antincendio a New York, molto probabilmente mentre stava uscendo dal lavoro. «Ma la dinamica è ancora tutta da chiarire», ribadisce il sindaco Salerni, «anche perché ci sono indagini in atto in America». Indagini che necessitano di tempi tecnici. E nel frattempo Orsogna continua ad aspettarlo: «Mario, vogliamo ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi. Vogliamo pensare che ancora ci ascolti, che come allora sorridi». La voglia di diventare uno chef affermato lo aveva portato a girare il mondo: il giovane cuoco di Orsogna, nato a Pescara, aveva lavorato prima a Torino, poi a Londra e infine negli Stati Uniti. Ma nonostante la distanza e il tempo, nel paese d’origine nessuno aveva dimenticato il suo sorriso.
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