Greta Privitera: «Faccio mia la lezione di Antonio»

La nostra intervista alla giornalista del Corriere della Sera in occasione del Premio Russo
FRANCAVILLA AL MARE. Ecco la nostra intervista alla giornalista del Corriere della Sera Greta Privitera in occasione del Premio Antonio Russo 2026, a Francavilla al Mare.
Lei è inviata di guerra per il Corriere della Sera. Quando nasce il suo amore per questo mestiere?
«Penso da bambina. Ricordo di quando guardavo le immagini della guerra nel Golfo e mio padre cercava di spiegarmi cosa stava accadendo, cercando anche di insegnarmi che la pace non è mai una cosa da dare per scontata».
E poi?
«Poi ci sono state le guerre nell’ex Jugoslavia, in Ruanda, in Congo, in Iraq di nuovo, in Afganistan… e da allora mi porto dietro un’attrazione profonda per il racconto dei conflitti globali, ma soprattutto per le tante storie delle persone che sono costrette ad attraversarli».
Cosa vuol dire oggi raccontare i conflitti nel mondo?
«Significa raccontare con grande responsabilità le storie delle persone che sono costrette ad attraversarli».
È un mestiere che porta ad essere lontano da casa per mesi.
«Ma sono grata a questo lavoro. Sognavo di farlo e ci sono riuscita. Non è scontato. Ora torno in Israele».
Per le elezioni imminenti?
«E per quello che ancora sta accadendo laggiù».
In poche parole, come descriverebbe il giornalismo sul campo?
«Dare voce alle persone e alle storie».
Come faceva Antonio.
«Proprio così. Antonio ha testimoniato il valore del giornalismo. E per questo il premio Russo ha un significato molto speciale per me. Lui andava in luoghi difficili da raccontare. Tutto questo cerco di farlo mio ogni giorno».
A chi vorrebbe dedicare il premio?
«Sicuramente a mio padre, che mi ha insegnato a guardare il mondo con attenzione».
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