Honda, i pezzi arrivano dall’Asia Chiude l’ultima linea produttiva

31 Ottobre 2015

Atessa, dopo 40 anni la multinazionale giapponese elimina il reparto che realizzava parti di moto Gli operai chiedono di cambiare il servizio mensa: vogliono pagare di più per mangiare cibi locali

ATESSA. Doccia fredda sullo stabilimento Honda di Atessa. Dal prossimo anno è prevista la dismissione dell’ultima linea di costruzione dei motori che restava allo stabilimento di contrada Saletti dopo la pesantissima crisi partita nel 2012 e costata circa 300 posti di lavoro e diverse linee di produzione in meno. Da gennaio la fabbrica metalmeccanica che fu tra le prime ad insediarsi in Val di Sangro, rimarrà solo uno stabilimento dove si montano moto anzichè costruirle, così come si è saputo fare invece per oltre 40 anni. La notizia era nellìaria già da questa estate e vari allarmi erano stati lanciati dagli stessi sindacati, ma ieri la direzione aziendale, per voce del direttore dello stabilimento di Atessa e general manager delle risorse umane a livello europeo, Marcello Vinciguerra, ha ufficializzato la decisione a bruciapelo. Tanto che i rappresentanti sindacali di Fiom, Fim e Uilm hanno ritenuto insufficiente l’incontro e hanno programmato per lunedì di rivedersi tutti insieme per prendere una posizione unitaria. Al momento non rilasciano alcuna dichiarazione. Ma quel che è certo è che la “perdita” dei motori non va giù, soprattutto in uno stabilimento altamente specializzato come quello di Atessa, da sempre all’avanguardia nelle lavorazioni quasi artigianali dei pezzi, e addirittura già pronto per l’adeguamento alla normativa anti inquinamento Euro 4. «Invece di investire si taglia ancora», sbottano le organizzazioni sindacali.

IL PIANO INDUSTRIALE. La proprietà giapponese ha annunciato di stare appianando i buchi di bilancio. I conti sono in regola, ma, a causa del cambio euro/dollaro si produce in perdita. Quest’anno il cambio monetario per l’acquisto di materiali dal Sud est asiatico è costato un’oscillazione sul debito di 4 milioni di euro. Nonostante questo, i prezzi cinesi restano concorrenziali. Anche il motore della linea scooter Pcx arriverà dal Sud est asiatico. Il pareggio di bilancio, però, previsto nel 2016 difficilmente sarà raggiunto.

GLI EFFETTI SULLA FORZA OPERAIA. La dismissione della linea non creerà esuberi. Su questo la direzione aziendale è stata chiara. Il “job volume” (minuti effettivi di lavoro) sta tenendo e gli operai addetti all’assemblaggio motore saranno impiegati in altre mansioni. Ad esempio il magazzino dovrebbe aumentare il numero di addetti. Dismissioni a parte la Honda di Atessa sta lavorando bene. Quest’anno la produzione è salita da 76mila a 81mila pezzi. E in un periodo di bassa stagione come questo, oltre ai 352 dipendenti a tempo indeterminato, sono rimasti anche una cinquantina di stagionali. Questa estate nello stabilimento hanno lavorato più di 700 tra stagionali, mini turno e interinali. Da gennaio fino alle ferie estive quella forza operaia rientrerà tra le linee produttive.

LA MENSA “LOCALE”. Una piccola rivincita sulla proprietà giapponese i dipendenti della Val di Sangro hanno tentato di prendersela. Si tratta del servizio mensa affidato a prezzi molto competitivi a una società francese, la Sodexo, che si occupa dei servizi mensa per centinaia di aziende nel mondo. Ma agli operai della Honda non piaceva l’idea di mangiare roba preconfezionata, seppur a costi ridotti. La proposta (che dovrebbe essere effettiva a giorni) è quella di affidare il servizio a una cooperativa composta da ex operai licenziati tra cui c’è qualcuno che ha studiato a Villa Santa Maria, patria dei cuochi. I dipendenti si accollano il costo di 80 centesimi in più a pasto - passando da un euro a 1,80 - pur di mangiare «locale, genuino e cucinato bene. La mensa», racconta un dipendente, «è uno dei luoghi dove si sta più bene in azienda. Non vediamo l’ora di sapere cosa ci cucinano a fine turno. I componenti della cooperativa sanno fare la spesa e sanno preparare i pasti. Non fa niente se costa di più, preferiamo la qualità e il nostro vuole essere un discorso soprattutto culturale».

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