«Honeywell, incentivi all’esodo oltre alla riconversione»

ATESSA. Chiedono di proseguire sulle due strade avviate nelle ultime settimane da sindacati, Mise e istituzioni locali per la riconversione del sito e allo stesso tempo per la ricerca di forme di...
ATESSA. Chiedono di proseguire sulle due strade avviate nelle ultime settimane da sindacati, Mise e istituzioni locali per la riconversione del sito e allo stesso tempo per la ricerca di forme di tutela economica prima della chiusura definitiva dello stabilimento. I dipendenti e le rsu della Honeywell di Atessa, che secondo i piani del management americano chiuderà per sempre a partire dal 2 aprile, lo hanno ribadito ieri nelle varie assemblee sindacali. Gli umori sono e restano molto tormentati. Da un lato la speranza, flebile, che qualcosa potrebbe ancora rinascere dalla ceneri di uno stabilimento che ha fatto grande nel mondo il nome della Honeywell e di Atessa. Dall’altro il dramma di ritrovarsi, nel giro di pochissimi mesi e a 40-50 anni, in un mercato del lavoro ormai saturo. Per questo il sentore comune prevalente è quello di impegnare i sindacati sulla strada della contrattazione con l’azienda per la concessione di incentivi all’esodo, come già accaduto in passato. «Fermo restando che il Ministero e i sindacati nazionali stiano lavorando ad una nuova reindustrializzazione del sito», interviene Giuseppe De Luca, rsu Fiom, «ad oggi questo processo risulta difficoltoso e richiede tempo ben oltre quello annunciato della chiusura, con il reale e concreto rischio che tanti lavoratori rimarranno senza posto di lavoro. Crediamo quindi che sia doveroso, come atto di responsabilità, affiancare al processo di riconversione del sito anche il percorso verso un primo accordo economico con l’azienda, rivolto a quanti vogliano lasciare l’azienda con un giusto indennizzo e affrontare le possibilità di ricerca di un nuovo lavoro. Questo processo “parallelo”», rimarca De Luca, «è in realtà propedeutico anche per i soggetti imprenditoriali che dovessero, eventualmente e in un futuro prossimo, acquisire il sito in quanto si troverebbero davanti un’azienda snella e quindi più semplice da rilevare sotto il profilo numerico dei lavoratori. Non si tratterebbe di un atto di debolezza sindacale né di impoverimento dei lavoratori, ma al contrario sarebbe un atto responsabile e coerente proprio perché oggi non ci sono certezze, ma solo teorie ed ipotesi di acquisto, da valutare sempre sul fronte dell’affidabilità societaria visto che in regione abbiamo avuto esempi di aziende che hanno rilevato realtà in crisi solo per obiettivi speculativi». L’idea è quindi quella di lasciare che le segreterie nazionali e provinciali proseguano la trattativa sulla riconversione e che le rsu concordino un indennizzo con l’azienda. «I lavoratori», conclude la rsu, «hanno il sacrosanto diritto di decidere di che morte morire».
Daria De Laurentiis
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