I bambini del bosco ancora senza scuola: una notizia che non troverete e quella scelta rivelatrice

Ciò che è stato fatto fino a oggi assolve alla funzione di punire i genitori, non fa l’interesse dei minori. L’editoriale del direttore
PALMOLI. Ecco una notizia sulla famiglia del bosco che oggi non troverete sulla stragrande maggioranza dei media. È scomoda, non conviene a nessuno: i bambini della famiglia Trevallion-Birmingham NON sono stati iscritti a scuola né per la fine di quest’anno, né per il prossimo. Avete capito bene, ma ripeto: i bambini NON sono stati iscritti a scuola il prossimo anno scolastico. Non la troverete, questa notizia, perché guasta la narrazione dei “genitori asociali” in lotta contro i tutori della legge che difendono lo Stato laico e i suoi santi principi sul diritto allo studio e all’istruzione. Quindi, per quanto possa sembrare strano, malgrado Catherine e Nathan non abbiano più nessuna responsabilità genitoriale sui loro figli, la tutrice e gli assistenti sociali continueranno a tenere i bambini (di fatto) reclusi nella casa famiglia di Vasto.
Ora proviamo a spiegarvi come possa accadere in questa folle vicenda di delirio burocratico e presunzione ottusa. Fate attenzione. La tutrice legale dei bimbi, la dottoressa Maria Luisa Palladino, ha oggi i pieni poteri, come supplente genitoriale, su tutte le scelte educative dei figli. Potrebbe dunque iscrivere i bimbi alle elementari, in una qualsiasi classe della scuola dell’obbligo, o potrebbe – addirittura – iscriverli al solo doposcuola. Perché non fa nessuna delle due cose? Mistero. Voi conoscete bene i termini della questione, ma li ricordo per tutti: essendo cadute tutte le obiezioni fatte nel tempo al padre e alla madre dal gruppo degli educatori (“insalubrità” della casa, inadempienza degli obblighi vaccinali, incertezza sulla veridicità del titolo di certificazione scolastica, mancanza dei servizi igienici) ne rimane in piedi una sola, che è stata fatta emergere negli ultimi mesi per giustificare la permanenza coatta dei bambini in una struttura chiusa: i Trevaillon non garantiscono il diritto alla socializzazione.
Per disinnescare questa obiezione (che io considero pretestuosa), i genitori del bosco hanno sottoscritto un protocollo in cui si dicono favorevoli alla frequenza del dopo scuola. Preferiscono dunque il cosiddetto protocollo dell’homescooling (educazione domiciliare) ma non si oppongono al fatto che i tre bambini possano giocare e socializzare con i loro coetanei. Una scelta, questa, che sarebbe necessaria e impellente, visto che nella struttura di Vasto ci sono solo ragazzi più grandi dei tre fratellini. Ora, al lettore non sfuggirà il paradosso: 1) la tutrice non ha bisogno di nessun parere (e infatti fino ad oggi ha negato qualsiasi desiderio dei due genitori); 2) la tutrice, quindi, se volesse rispondere al problema che tutti i documenti di tribunale e degli assistenti sociali sollevano, potrebbe compiere due scelte che sono entrambe nella sua facoltà, sia iscrivere i bimbi alla scuola che al doposcuola; 3) oppure iscriverli semplicemente al doposcuola, sottraendo i piccoli al tetro isolamento della casa famiglia.
Bene, nessuna di queste due scelte è stata fatta. Il che è grave: perché se la tutrice Palladino optasse per la scuola contro il parere dei genitori dovrebbe riconoscere in modo chiaro che l’homeschooling non è un capriccio, ma una prerogativa prevista da una legge dello Stato. Ma – attenzione! – in questo caso cadrebbe l’argomentazione della mancata socialità come colpa, ovvero l’unica flebile argomentazione che giustifica la cancellazione dei diritti dei genitori. Allo stesso modo, per una conseguenza logica innegabile, se la tutrice decidesse di contemperare le richieste della famiglia con la richiesta dei servizi sociali e del tribunale, consultandosi con loro, sarebbe costretta a iscrivere i bimbi al doposcuola. E dunque cadrebbe in automatico l’argomentazione che i bambini restano in questo regime “restrittivo” (eufemismo) per colpa dei genitori. E soprattutto: cadrebbe il cardine di tutto, l’idea che i Trevaillon non sono in grado di essere padre e madre.
Ecco perché la scelta di NON iscrizione (ci piacerebbe che la tutrice accettasse la ragionevole proposta del doposcuola fatta dai genitori) è come una impronta digitale che rivela cosa sta accadendo, chi decide e perché. Noi de Il Centro lo stiamo scrivendo da quasi un anno: tutto quello che è stato fatto e deciso fino ad oggi non è nell’interesse dei bambini. Assolve un’unica missione, punire i genitori, ma non regala né infanzia, né giochi, né feste di compleanno, né scambio di figurine ai piccoli Trevallion. Hanno però già perso un anno, adesso prendetevi una responsabilità: restituiteli ai loro amici, restituiteli ai loro genitori.
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