I cittadini riabbracciano la piazza Si accendono le luci a San Giustino

L’emozione del sindaco al taglio del nastro: «Sono felice perché posso dire che è una sfida vinta» A palazzo Zambra esposti al pubblico i reperti trovati durante gli scavi, tra questi la testa di Venere
CHIETI. Mai più auto parcheggiate. Chieti si riappropria della piazza principale: piazza San Giustino, cuore della città, per anni relegata a parcheggio ora torna a pulsare. In oltre mille hanno preso parte all’inaugurazione che l’amministrazione del sindaco Diego Ferrara ha voluto fare in maniera corale, perché il taglio di nastro è avvenuto in sei punti diversi, in corrispondenza degli ingressi alla piazza. Poi a parlare dal palco naturale della gradinata della cattedrale sono stati soltanto l’arcivescovo Bruno Forte, il sindaco e la sovrintendente Cristina Collettini, ma a tagliare i nastri sono stati in tanti. Alla cerimonia sono stati invitati tutti, dai rappresentanti dell’opposizione agli ex sindaci. Umberto Di Primio, che a settembre 2020 aveva dato il via ai lavori, non si è presentato, Francesco Ricci era invece presente.
INAUGURAZIONE CORALE La cerimonia ha preso il via con l’esibizione dei Virtuosi di Kiev e delle ragazze della ginnastica ritmica di Armonia d’Abruzzo. Poi i diversi tagli di nastro: da via Chiarini dove c’era la sovrintendente Collettini, a via degli Hernici con la viceprefetto Valentina Italiani, a via Pollione con il sindaco, i consiglieri e la giunta, a via dell’Arcivescovado con monsignor Forte, a Largo Cavallerizza con il presidente dell’ordine degli avvocati Goffredo Tatozzi e a via Arniense con il Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi. Era presente anche Giovanni Legnini oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine. C’era anche Luciano D’Amico, candidato presidente di Abruzzo Insieme e prossimo sfidante di Marco Marsilio alle Regionali. La cerimonia è stata condotta dalla cantante teatina Pamela D’Amico che si è esibita con alcune canzoni a fine serata e ha dato la parola a sindaco, arcivescovo e sovrintendente.
L’EMOZIONE DI FERRARA Il sindaco ha detto subito di non poter parlare a braccio a causa della grande emozione. «Ho immaginato questo giorno tante volte e tante volte l’ho annunciato», ha rivelato, «ogni volta con la speranza di accorciare i tempi e dare alla comunità la piazza che ha atteso e che ha più volte legittimamente reclamato. C’è voluto tempo, è vero, ce n’è voluto perché durante i lavori sono accadute tante cose: i preziosi ritrovamenti archeologici, altre presenze tecniche rilevate scavando ci hanno costretto a rimodulare il progetto». Il sindaco ha inoltre sottolineato anche gli altri ostacoli, dalla pandemia alla guerra che ha fatto lievitare i costi. Ferrara ha ricordato anche le precedenti amministrazioni: non solo quella di Di Primio che ha avviato l’opera ma anche la precedente di Ricci che per la piazza aveva indetto un concorso internazionale da cui era stato scelto un progetto, poi bloccato dall’amministrazione Di Primio. I lavori «sono stati una sfida», ha continuato il sindaco, «bene, io in questo momento sono felice perché posso dire che è una sfida vinta». Ferrara ha anche ringraziato quanti hanno lavorato al cantiere, dalle ditte, ai dipendenti comunali, alla Sovrintendenza e al suo assessore ai Lavori pubblici Stefano Rispoli, «che ne è stato il motore», ha sottolineato, «lavorando con grande umiltà».
IL CUORE DELLA CITTà Monsignor Forte, ricordando la funzione principale della piazza (quella di essere un luogo di raccolta e di raduno, come suggerisce il nome “agorà” proveniente dal greco antico) ha auspicato che possa armonizzare le diverse vocazioni di polo politico-giudiziario (essendo sede di Comune e tribunale), di polo religioso (con la cattedrale di San Giustino) e di polo commerciale (grazie ai tanti esercizi che vi si affacciano): una armonizzazione di funzioni che possa essere «segno e invito – è stato l’augurio dell’arcivescovo – alla collaborazione di tutte queste forze soprattutto a favore dei più deboli e più bisognosi». Collettini ha infine augurato che la piazza «sia sempre quel centro propulsore di vita che vedo questa sera».
LA FESTA Terminati i discorsi ci sono state le esibizioni dei Virtuosi di Kiev, del coro “Puccini” del maestro Loris Medoro, del Coro delle zingarelle e di quello dei Mattadori. Poi c'è stata la proiezione video “La piazza si racconta”, video realizzato da Simone Acerbo per On Display grazie al sostegno di Confimi. Al termine l’accensione delle luci che hanno regalato alla piazza tutt’altro aspetto. E si sono aperte le porte di palazzo Zambra per la mostra con i reperti trovati durante gli scavi, tra cui la testina di Venere, logo della giunta Ferrara.

