I familiari delle vittime: «Vogliamo vederlo in galera»

CHIETI. «Adesso vogliamo vederlo dietro le sbarre». La madre di una delle piccole vittime lo dice con un filo di voce. La sentenza della Corte d’appello è arrivata da un paio d’ore. La donna non ha...
CHIETI. «Adesso vogliamo vederlo dietro le sbarre». La madre di una delle piccole vittime lo dice con un filo di voce. La sentenza della Corte d’appello è arrivata da un paio d’ore. La donna non ha assistito all’udienza dell’Aquila. «Non ce l’ho fatta ad andare», racconta al telefono, «perché sarebbe stato come rivivere ancora una volta quell’incubo. Nessuna condanna potrà mai cancellare il dolore che hanno vissuto e continuano a vivere mio figlio e tanti altri bambini. Ma possiamo dire che giustizia è stata fatta. E anche in tempi ragionevoli. Fatti terribili come questi non devono mai più accadere. A mio figlio ho parlato della sentenza di secondo grado: anche lui è sollevato».
«Andremo in Cassazione», è il secco commento dell’avvocato Luigi Antonangeli, difensore di Furgiuele, attualmente ai domiciliari. Il legale ha chiesto la revoca della misura per il suo assistito oppure che gli venga concessa l’autorizzazione per andare a lavoro: la Corte d’appello si esprimerà nei prossimi giorni con un provvedimento separato. I giudici hanno riconosciuto anche una provvisionale di circa 150mila euro nei confronti delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Monica D’Amico, Teresa Laviola, Claudia Ottaviano, Livio Sarchese, Vittorio Iovine, Maria Teresa Pierfelice, Franca Zuccarini, Marco Ferrante e Carmen Di Donato.
Il 10 dicembre prossimo Furgiuele sarà nuovamente processato a Chieti con il rito abbreviato per un altro episodio di abusi sessuali che gli viene contestato: vittima un ragazzino che oggi ha 13 anni ma all'epoca dei fatti, ovvero fra settembre del 2014 e lo stesso mese del 2016, aveva fra 8 e 10 anni. Stando all’accusa del pm Giuseppe Falasca, l’uomo avrebbe accarezzato la vittima nelle parti intime almeno in tre diverse occasioni. (g.let.)

