I finanzieri tornano al Consorzio bonifica

27 Gennaio 2016

Acquisiti nuovi documenti su appalti e spese dal 2006 ad oggi. Domani vertice sul completamento della diga di Chiauci

VASTO. La guardia di finanza è tornata ieri mattina negli uffici del Consorzio di Bonifica sud, in via Sant’Antonio Abate, per acquisire altra documentazione contabile. Entrate, uscite e spese di varia natura. È il secondo blitz nel giro di una settimana. I finanzieri sono usciti dalla palazzina con un’altra montagna di documenti contabili da verificare, così come richiesto dal procuratore capo Giampiero Di Florio. I documenti abbracciano dieci anni di gestione dell’ente, dal 2006 ad oggi. Controlli più approfonditi riguarderanno la diga Chiauci, così come richiesto pubblicamente dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. Inutile provare ad acquisire maggiori informazioni: le bocche al consorzio sono cucite.

D’Alfonso non ha esitato a manifestare la propria soddisfazione per l’indagine e contestualmente ha ribadito l’intenzione di reperire risorse per ultimare l’invaso. Il governatore ha convocato per questo domani a Pescara, nella sede dell’Arap, i sindaci di Vasto, Luciano Lapenna, San Salvo, Tiziana Magnacca, e Chiauci, il commissario Rodolfo Mastrangelo, il governatore del Molise, gli assessori Giovanni Lolli e Dino Pepe. Nel corso del faccia a faccia si programmeranno iniziative per ottenere le risorse necessarie al completamento della diga di Chiauci, per la sua piena funzionalità.

I lavori della faraonica struttura sono cominciati 30 anni fa. Solo nel 2011, dopo 25 anni di attesa, le paratie dell’invaso sono state abbassate e la diga ha iniziato a fornire acqua al Vastese e al Molise. Dopo sei lustri, e 30 milioni di euro ottenuti dal Cipe, più altri sette derivanti dal Piano irriguo nazionale, l’impianto entro il prossimo anno potrebbe finalmente essere ultimato. La diga ha rischiato di restare incompiuta, ma D’Alfonso assicura che non sarà così. Già nel 2009 la Corte dei conti bloccò i lavori. La magistratura contabile contestava il preventivo finale. I giudici ritenevano la somma troppo elevata. C’è stato il rischio concreto che i lavori fossero fermati, trasformando l’invaso in una grande incompiuta. L’intervento dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, fece superare l'ostacolo. La prima pietra della monumentale opera, una parete di cemento armato alta 70 metri fra grotte e piani carsici, fu posta nel 1985. Poco per volta si è sviluppato l’invaso: un mosaico di alta ingegneria idraulica corredato da ponti e gallerie idriche sotterranee con una capacità di 330 metri cubi. L’opera, destinata a servire 46 comuni, è costata finora 120 milioni di euro.

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