I giovani del Cas trasferiti nei paesi vicini

Lanciano. Centro di accoglienza chiuso: locali giudicati inidonei dopo tre anni di attività. Orecchioni: mai problemi in questi mesi
LANCIANO. Atessa, Torino di Sangro, Vasto e Palmoli. Sono le destinazioni di alcuni dei ragazzi del Cas di Villa Elce, contrada alle porte di Lanciano, che ieri è stato sgomberato in seguito ad alcune prescrizioni della Asl. Una diaspora inattesa e sofferta che arriva, dopo tre anni di vita del Centro di accoglienza straordinario, a scardinare una realtà perfettamente integrata nel territorio e virtuosa dal punto di vista delle pratiche di accoglienza e integrazione, grazie all’azione di associazioni e volontari che hanno reso quella che si presentava come una situazione delicata e difficile, in una positiva esperienza di vita e di fratellanza.
I locali della struttura, dopo tre anni di attività, sono stati giudicati non più idonei ad ospitare migranti e richiedenti asilo, pur avendone accolti fino a 24 nei mesi scorsi. «Abbiamo chiesto a tutti gli ospiti il recapito telefonico e una foto in modo da conservare una sorta di archivio», spiega il capogruppo consiliare del Pd, Angelo Laccisaglia, «li abbiamo seguiti per tre anni, sappiamo chi sono e cosa fanno e non vorremmo che le esperienze positive conquistate finora si disperdessero nei meandri della burocrazia». «Tra i 16 ragazzi che alloggiavano a Villa Elce», spiega Gianni Orecchioni, dirigente scolastico e volontario della scuola di italiano per stranieri Penny Wirton, «molti lavorano e possono pagare un affitto e piccole spese, altri stavano finendo percorsi di studio, tre di loro giocano a calcio nelle squadre del Lanciano, Rocca San Giovanni e Rapino. Alcuni dovevano fare un tirocinio. In questi mesi non sono mai stati registrati problemi o fenomeni di accattonaggio, questi ragazzi sono stati accolti e in qualche modo adottati dalla comunità frentana». E in effetti sono diversi i proprietari terrieri della zona che hanno beneficiato del lavoro dei ragazzi del Cas di Villa Elce e in tanti tra i cittadini della contrada hanno portato loro da mangiare e li hanno aiutati in ogni modo, episodi che raccontano un’Italia diversa da quella intrisa d’odio dei social network.
Intanto il rappresentante legale della società Oasis sas, proprietaria della struttura., Francesco Paolo Malatesta, vuole vederci chiaro sulla vicenda. «Ad oggi (ieri per chi legge, ndc)», spiega, «non ci è arrivato alcun provvedimento che imponga lo sgombero. Fin dal 30 maggio, giorno immediatamente dopo il controllo Asl, ho inoltrato una mail all’azienda sanitaria, contenente tutta la documentazione attestante il rispetto di tutte le norme della struttura, sia igienico sanitarie e sia urbanistiche. La struttura di Villa Elce ha ricevuto l'agibilità nel 2013 e dopo tutte le autorizzazioni per essere utilizzata come Cas, è stata oggetto di numerose ispezioni. Mi sto attivando con le autorità di riferimento per capire che cosa sia successo. Non vorrei che un minimo episodio di gestione fosse stato frainteso e possa aver compromesso il buon lavoro di anni e tutte le regolari autorizzazioni ricevute».
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