I litigi, i telefoni rotti, la fuga nei campi: tutti i misteri dietro la tragedia di Maria, trovata impiccata

Fascicolo aperto per «morte come conseguenza di altro reato», per ora non ci sono indagati. Oggi l’incarico per l’autopsia
FRANCAVILLA AL MARE. Davvero Maria Ionescu e il compagno Vito Palagiano avevano i telefoni rotti e sono usciti di casa senza neanche un cellulare in tasca per salire da Mottola, entroterra tarantino, fino a Rimini, dove vive il figlio di lei? Possibile che la donna abbia deciso di farla finita così all’improvviso, a 350 chilometri dal suo appartamento, fuggendo dall’autogrill dell’A14 in cui si erano fermati per la colazione, all’alba di mercoledì scorso, di ritorno dalla breve vacanza nel cuore della Riviera romagnola? E ancora: è plausibile che, nonostante i problemi di deambulazione, abbia percorso due chilometri e forse più nelle campagne scoscese, utilizzando come cappio di fortuna un filo di ferro trovato in un vigneto? Sono alcuni dei misteri del giallo di Francavilla al Mare sul quale sta indagando la procura di Chieti.
Il pubblico ministero Giancarlo Ciani ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, con l’ipotesi di «morte come conseguenza di altro reato». Articolo 586 del codice penale. Significa che sono in corso approfonditi accertamenti, da parte della squadra mobile diretta da Francesco D’Antonio, per scoprire se dietro il presunto suicidio si nasconda altro. Ad esempio, se Maria – 65 anni, originaria della Romania – sia stata vittima di vessazioni tali da prostrarla fino a spingerla a togliersi la vita impiccandosi a un albero d’ulivo di contrada Santa Cecilia. Le prime, decisive risposte – anche per confermare l’ipotesi iniziale di gesto volontario – arriveranno dall’autopsia. L’incarico per eseguirla sarà affidato oggi al medico legale Pietro Falco, ma l’esame verrà eseguito nei prossimi giorni. È un passaggio determinante per individuare con precisione l’orario della morte.
Maria è stata vista viva, per l’ultima volta, intorno alle cinque del mattino di mercoledì, come confermano le immagini delle telecamere dell’area di servizio Alento Ovest. «Ho lasciato in bagno il foulard, vado a riprenderlo e torno», avrebbe detto a Vito, stando al racconto di lui. Ma, una volta uscita dall’autogrill, si è allontanata a piedi e ha fatto perdere le sue tracce. Palagiano, che con sé non aveva il cellulare (come Maria), ha allertato il personale dell’area di servizio, chiedendo aiuto per trovare la compagna. Dopo che le ricerche sono andate a vuoto, è partita la telefonata al 112 e sono arrivati gli agenti della polizia stradale. Le forze dell’ordine hanno iniziato a scandagliare le zone circostanti, ma non sono emersi elementi.
Così, verso le otto del mattino, Palagiano è ripartito in direzione Mottola, dove è arrivato dopo circa tre ore e ha formalizzato la denuncia di scomparsa ai carabinieri. Alle nove di giovedì, il corpo di Maria è stato notato in un uliveto dalla proprietaria di un bed & breakfast. Ormai non c’era più niente da fare. Lo stesso pomeriggio Palagiano, 66 anni, agente della polizia penitenziaria in pensione, è stato ascoltato per cinque ore – nella veste di persona informata sui fatti – dal pm Ciani e dagli investigatori della polizia di Stato per tratteggiare il contesto in cui si è consumata la tragedia. La coppia, come hanno raccontato alcuni vicini di casa, litigava spesso.
E pure il giorno della sparizione sembra che ci sia stata una discussione. Da qui ad adombrare – anche solo alla lontana – responsabilità in relazione alla morte di Maria ce ne passa, naturalmente. Per quale ragione la sessantacinquenne avrebbe deciso di ammazzarsi? Secondo Palagiano, la compagna era depressa. «Quando una persona sta male», ha detto davanti alle telecamere di Ore 11 (Rete 4), «che cosa può fare? Magari uno dice: “Non voglio vivere più”. Quanti casi succedono?». È stato anche il caso di Maria?
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