I parrucchieri in crisi: subito regole per riaprire

22 Aprile 2020

I titolari dei saloni: mascherine e igiene per lavorare senza rischi e tutelare i clienti Iezzi: situazione drammatica, la chiusura forzata non ha fermato mutui e bollette

CHIETI. Parrucchieri nel caos. Dopo la chiusura forzata, si preparano ora a una riapertura al buio. Le regole anti-contagio a cui attenersi saranno tante, ma nessuno sa bene quali. In molti iniziano a riorganizzare il proprio lavoro alla cieca, in assenza di direttive. E intanto bollette e affitti corrono, nonostante lo stop. «Siamo una categoria allo sbando. Non sappiamo se avremo il tempo necessario per poterci organizzare con le nuove disposizioni anti-coronavirus», dice Rocco Lucia di Tagliati per il Successo, il negozio di via Palena allo Scalo. «Noi siamo due soci e 10 dipendenti e con le nuove regole certo non potremo più lavorare tutti insieme. Nella prima fase ci sarà una forte richiesta, ma poi? Da imprenditore chiedo una tutela più forte per i nostri collaboratori». E c’è preoccupazione anche per il lavoro nero: «È importante considerare che l’attività del parrucchiere contribuisce in maniera determinante al benessere psicofisico della persona», dicono i parrucchieri Pasquale D’Angelo e Carlo Di Blasio, «in questi giorni già si vedono diverse persone perfettamente pettinate in fila al supermercato... hanno tutti il marito o il figlio parrucchiere?».
Marco Romano, titolare del negozio di viale Croce, sollecita una manovra nazionale di peso e chiede chiarezza nel protocollo di sicurezza sanitaria: «Sento forte la responsabilità civile e morale nel mettere in sicurezza sia i clienti che i miei 12 dipendenti», dice, «ma ci devono dire come». Per Patrizia Sulpizio, titolare di un negozio in viale Europa, «sarà una ripartenza complicata, i primi giorni saranno di fuoco, ma comunque non riusciremo mai a fare gli incassi di prima. Ai miei clienti mi sento comunque di garantire la sicurezza igienica nel mio salone».
Anche Marta Petrongolo, titolare di Diamoci un taglio, al Tricalle, assicura: «Locali sanificati e chimono, asciugamani e tutto il possibile monouso. Abbiamo rivoluzionato tutto». Critico contro il governo Denis Iezzi, titolare di un negozio a Francavilla e responsabile di categoria per Confartigianato Chieti-L’Aquila: «La situazione è drammatica, la chiusura forzata non ha bloccato bollette e mutui. I pochi fondi erogati non sono minimamente sufficienti. Chiediamo finanziamenti a fondo perduto stile Germania e Francia e regole certe su come lavorare. È poi lo Stato a doverci fornire guanti, mascherine, sterilizzatori e termometro laser, anziché lasciarci in balia delle speculazioni. Perché ho sempre pagato 2 euro un pacco di guanti usa e getta per la tinta, mentre ora costa 6 euro. Così le mascherine chirurgiche: prima costavano 20 centesimi, ora superano l’euro». Confartigianato Chieti L’Aquila, con il direttore Daniele Giangiulli, ha lanciato la battaglia contro gli abusivi e ha redatto una proposta in 13 punti per scongiurare una ripartenza al buio.