I sindaci contro le 4 condanne: «La tragedia era imprevedibile»

25 Maggio 2023

Oggi la riunione dei comuni del Parco dopo la sentenza sulla morte di Zanchini a Fara San Martino Gli amministratori fanno quadrato attorno all’ex primo cittadino De Vitis, al tecnico e ai due dirigenti

FARA SAN MARTINO. Sindaci e amministratori fanno quadrato attorno all’ex collega di Fara San Martino, Carlo De Vitis, e agli altri tre condannati per la morte della turista Sandra Zanchini sul sentiero delle Gole. Nella sentenza di primo grado, emessa martedì dal tribunale di Chieti, l’ex sindaco è stato condannato a un anno e 4 mesi di reclusione per omicidio colposo, insieme all’allora responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, Enrico Del Pizzo, a Claudio D’Emilio, all’epoca vice presidente del Parco nazionale della Maiella, e a Luciano Di Martino, direttore facente funzione dell’Ente parco.
«Oggi siamo tutti Carlo, Enrico, Claudio e Luciano», dicono a una voce sola sindaci e amministratori della comunità Parco, che da martedì sera si stanno confrontando sul loro ruolo e sulla perenne possibilità di una procedura a loro carico. Qualcuno preannuncia mobilitazioni e azioni forti – per esempio, la chiusura di tutti i sentieri – per dare un segnale, ma se ne discuterà meglio nella riunione dei 39 comuni del Parco convocata oggi a Sulmona. Tra i primi a mobilitarsi l’attuale sindaco di Fara, Antonio Tavani. «Ho subito testimoniato ai 4 amici la mia vicinanza umana e personale, per le prospettive che questa sentenza apre», dice Tavani, «aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza, ma dal punto di vista amministrativo sono preoccupato: un’intemperia improvvisa, nel mese di giugno, non può far scattare una responsabilità degli amministratori. Mi chiedo allora: quando il mare è mosso basta la bandiera rossa? Oppure devo mettere i gendarmi per non fare entrare la gente in acqua? Qualcuno oggi ci dica cosa dobbiamo fare rispetto alla natura, altrimenti è meglio restituire il demanio allo Stato. È vero, c’è la tragedia di una persona morta e dei suoi familiari, della quale abbiamo il massimo rispetto, ma rimane una calamità naturale. Che giustizia c’è nella condanna di 4 persone che nulla avrebbero potuto fare realmente per impedirla?».
A Tavani fanno eco tanti altri primi cittadini. «Ricordo benissimo quel giorno quando una tempesta si è abbattuta su questa zona», è il pensiero del sindaco di Civitella Messer Raimondo, Danilo D’Orazio, «un caso imprevedibile in una giornata serena. Una, due o poche persone non possono più assumersi responsabilità così grandi per cause imprevedibili». «Ne vale la pena?», si chiede Tiziana Di Renzo (Lama dei Peligni), «questa sentenza ha imputato la colpevolezza a 4 innocenti, a persone che assolutamente non avrebbero potuto fare nulla per evitare che ciò accadesse. Non si tratta di voler venire meno alle proprie responsabilità, ma mi chiedo se è giusto che venga imputato a noi anche un episodio dovuto a un evento non prevedibile». «I sindaci diventano il bersaglio di tutte le responsabilità, senza risorse e senza personale. Non si impegnerà più nessuno e ci sarà un abbandono dall’impegno civico», afferma l’ex deputato Camillo D’Alessandro (Italia Viva). «Al dolore per una perdita umana, oggi si aggiunge il dolore di famiglie e persone che ogni giorno, con sacrificio e grande passione, cercano di far vivere le nostre comunità», è la riflessione del sindaco di Altino, Vincenzo Muratelli, «assumendo spesso responsabilità che vanno ben oltre il loro ruolo e la loro funzione».
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