Il colonnello Mario Pellegrino: «Lotta a risse, droga e razzismo. Vogliamo dialogare coi giovani»

L’ufficiale dell’Arma: «Le criticità che riguardano i ragazzi sono le più urgenti
Femminicidi e violenze in famiglia reati orribili: in prima linea per contrastarli»
CHIETI
«Le criticità più urgenti riguardano i giovani». Il colonnello Mario Pellegrino, 45 anni, nuovo comandante provinciale dei carabinieri di Chieti, è arrivato in città lunedì scorso. Nei primi giorni teatini ha già avuto modo di toccare con mano le principali emergenze che interessano un territorio presidiato dall’Arma con oltre 550 militari e ben 46 stazioni che, in molti piccoli centri, rappresentano l’unico simbolo tangibile dello Stato. «Ci sono problemi legati ad aggressioni, liti, risse, bullismo e, in alcuni casi, anche fenomeni di razzismo», dice, senza giri di parole e andando al cuore della questione, l’ufficiale originario della provincia di Benevento. Sì, razzismo, perché è notizia di queste ore la denuncia di sei giovani che, in un locale di Francavilla al Mare, hanno brutalmente pestato un cuoco al grido di «scimmia», «scimpanzé» e «negro di m…».
Come si può affrontare l’emergenza giovani?
«Vogliamo parlare con loro, impostare un rapporto di fiducia e consolidare un dialogo che l’Arma ha già avviato da anni. Bisogna creare nei ragazzi la consapevolezza che certe azioni commesse in giovane età potrebbero avere conseguenze dannose per il resto della vita. Ecco perché proveremo a diffondere la cultura della legalità dentro le scuole e nel corso di specifiche manifestazioni».
Quale messaggio vuole lanciare?
«Il rispetto delle leggi non è fine a se stesso: è la strada per aumentare il livello di qualità della vita di un’intera comunità».
Un’altra grande piaga, restando in tema di giovani, è quella della droga.
«Insieme alla sicurezza stradale, l’utilizzo delle sostanze stupefacenti è sicuramente un altro problema che contrasteremo con azioni mirate, anche finalizzate a prevenire il degrado urbano. L’uso di sostanze stupefacenti sconsiderato, spesso inconsapevole, riguarda soprattutto pericolosissime droghe sintetiche».
Quale sarà il principale indirizzo del suo comando?
«La comunità rappresenta il nostro focus quotidiano. Il cittadino è il nostro datore di lavoro e per lui dobbiamo essere un punto di riferimento. L’attitudine all’umanità ritengo sia fondamentale: oltre 550 carabinieri saranno sempre pronti ad aiutare, supportare ed essere vicini alle esigenze di ciascun cittadino di questa provincia. Dobbiamo essere un baluardo contro le ingiustizie. Sarà massima l’attenzione al contrasto dei reati contro il patrimonio, in particolare furti e rapine, e alla tutela delle fasce deboli».
Quanto è importante la prevenzione?
«La prevenzione e la repressione sono il core business dell’Arma. Io mi concentrerò soprattutto sulla prima. È vero, non porta risultati tangibili, non porta prime pagine sui giornali e non porta protagonisti riconosciuti. Ma, come dico sempre ai miei collaboratori, genera eroi silenziosi. Siamo consapevoli che ogni carabiniere, con una sua intuizione o con una sua azione, può sventare un colpo in abitazione, scongiurare una truffa a un anziano oppure evitare il furto di un’automobile. Per noi questi sono i risultati più importanti. Quando non basterà l’attività preventiva, interverremo in modo molto deciso con quella repressiva».
I femminicidi sono in aumento in tutta Italia.
«È un reato orribile, così come gli atti persecutori e i maltrattamenti in famiglia: contrastarli è un’altra priorità del mio mandato. Sono molto colpito nel vedere qual è la forza con cui si sta combattendo questi fenomeni, anche grazie a uno sforzo importante del legislatore. C’è un coordinamento costante con le istituzioni e i centri preposti per garantire un solido sistema di rete e protezione delle vittime».
Ci sono pericoli di infiltrazione della criminalità organizzata?
«Zone ricche come la provincia di Chieti sono attrattive per chi vuole inquinare il tessuto economico e produttivo. Così come è innegabile che siamo territorialmente vicini a realtà con dinamiche criminali diverse da quelle dell’Abruzzo. Sarà nostra cura monitorare eventuali tentativi di infiltrazione. In questo senso, faremo attenzione a fenomeni odiosi, come le rapine ai portavalori e gli assalti ai bancomat, che destano sempre molto allarme sociale nella popolazione. Poi c’è un ultimo, determinante punto strategico».
Quale?
«Il coordinamento tra le forze di polizia. Ho già partecipato, non nascondo con emozione, al primo comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. È stato un momento importante per me perché ho notato la volontà da parte di tutte le istituzioni, sotto la guida del prefetto, di andare nella stessa direzione, in uno sforzo orientato al bene comune, lontano da qualsiasi personalismo. Noi daremo tutto il nostro contributo e ci impegneremo per mettere a disposizione le varie componenti specialistiche dell’Arma, anche in rigorosi controlli nei cantieri per prevenire gli incidenti sul lavoro. È un’attività che sarà affiancata da una costante attenzione alla tutela della salute e alla salvaguardia dell’ambiente».
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