Il covo dei banditi nel villaggio Le Nereidi

12 Novembre 2017

San Salvo. Indagini sul sequestro di Nicola Fabrizio: per giorni l’uomo osservato negli spostamenti nella zona della Marina

SAN SALVO. Mezz’ora nelle mani di due banditi. Tanto è durata la rapina a domicilio all’imprenditore Nicola Fabrizio, 80 anni. L’epilogo avrebbe potuto essere anche tragico. Spinta, strattonata e legata, la vittima fortunatamente non ha riportato lesioni solo perché non ha reagito. I due comunque erano pronti a tutto: non erano ladruncoli anche se gli investigatori escludono la matrice camorristica. Le indagini si concentrano negli ambienti frequentati da Fabrizio. La vicenda è destinata a finire all’attenzione del Senato. «Chiederò che il Vastese venga riconosciuto come territorio estremamente delicato e appetibile per la malavita», conferma il senatore Gianluca Castaldi (M5S). Il parlamentare invita il prefetto di Chieti, Antonio Corona, a esaminare con attenzione quanto accaduto a San Salvo negli ultimi mesi trovando eventualmente una soluzione.
Le indagini. Il tempo trascorso dalla rapina alla richiesta di aiuto ha permesso ai due rapinatori di allontanarsi indisturbati. «In mezz’ora (tanto ha impiegato Fabrizio a slegare i polsi legati con fascette da elettricista) potrebbero essere andati ovunque, ma potrebbero essere rimasti anche alle Nereidi», dice il maggiore Amedeo Consales, comandante della Compagnia dei carabinieri di Vasto. Ed è quello che molti pensano. Alle Nereidi ci sono 650 appartamenti. Un alveare protetto solo da sbarre all’ingresso. In questo periodo solo una ventina di appartamenti sono occupati. In estate il villaggio si riempie. Fabrizio potrebbe aver affittato un appartamento a uno dei due rapinatori. Per settimane l’anziano è stato osservato, le sue abitudini cronometrate. I due sapevano che Fabrizio aveva i soldi in cassaforte. Il camuffamento dei rapinatori induce a pensare che temessero di poter essere riconosciuti. Il maggiore Consales e il comandante di stazione, Carnevale, sembrano seguire una pista ben precisa anche se al momento non si sbilanciano.
Fra tranquillità e malavita. Che la Marina di San Salvo abbia perso la tranquillità è cosa nota da anni. Quando la zona si spopola diventa rifugio ideale per chi deve nascondersi. Non a caso il 1° maggio 2013 fu trovato qui Rubin Talaban, l’albanese di 31 anni ricercato per il ferimento con l’acido dell’avvocatessa di Urbino, Lucia Annibali. E sempre alla Marina, a febbraio scorso, i due presunti autori della rapina messa a segno alla gioielleria di viale Giulio Cesare a Vasto, bruciarono la vettura e furono in seguito catturati dalla polizia. Entrambi erano originari di San Severo. Non è un caso se l’amministrazione comunale ha avviato il monitoraggio delle residenze e cerca di contrastare nella zona l’apertura di case a luci rosse.
L’intervento del Senato. «Quello che accade a San Salvo, località attenzionata anche dalla Dda, la Direzione distrettuale antimafia, denuncia una situazione tutt’altro che tranquilla», dice il senatore Gianluca Castaldi (M5S). «Esattamente come ha detto l’ex procuratore antimafia Franco Roberti e da mesi ripete il procuratore capo Giampiero Di Florio. proprio perché ancora sano, il Vastese va protetto. A maggior ragione San Salvo, la porta d’Abruzzo. Per questo presenterò una interrogazione in Senato chiedendo che al Vastese venga riconosciuta la vulnerabilità e appetibilità, proteggendo il territorio come merita. Spero che anche il prefetto di Chieti, per il bene dell'Abruzzo, trovi una soluzione», dice Castaldi.
La solidarietà della città. La brutta avventura capitata a Nicola Fabrizio ha scosso San Salvo e anche Vasto. L’imprenditore, ora in pensione, è una persona molto nota. «È una persona che tutta l’amministrazione comunale stima», dice l’assessore comunale di San Salvo Fabio Raspa, delegato alla sicurezza, «un gran lavoratore che non si è risparmiato e che ha fatto tanto per la cittadina. A lui va la nostra solidarietà insieme all’auspicio che i carabinieri riescano a identificare i rapinatori».
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