Il genetista Palka lascia «Ma farò il volontario»
Il fondatore della Genetica medica va in pensione dopo 44 anni di ricerche La promessa: «Non lascio il mio successore solo, continuerò a lavorare»
CHIETI . L’ultimo di giorno di lavoro sarà giovedì prossimo, il 30 novembre. Ma dal 1° dicembre in poi, per il genetista Giandomenico Palka, 44 anni di lavoro all’università d’Annunzio e alla Asl di Chieti, cambierà poco: «Andrò in pensione ma continuerò a fare il volontario», annuncia Palka, «a Genetica medica siamo soltanto in due e non posso lasciare da solo Paolo Franchi Guanciali: non si può correre il rischio di disperdere tutto il lavoro fatto in questi anni. Sono stati anni di scoperte che hanno proiettato la nostra Genetica medica a livelli d’avanguardia e non soltanto in Italia». Sarà un pensionato Palka, ma solo sulla carta: la promessa che continuerà a lavorare da volontario, ieri, l’ha affidata anche al direttore generale della Asl Pasquale Flacco. «Almeno fino a febbraio 2019 mi dovranno sopportare ancora», racconta, «poi si vedrà: se il gruppo di lavoro mi vorrà ancora, la mia esperienza sarà sempre a disposizione». E Palka è sicuro: «Con il mio pensionamento non cambierà niente. Guanciali è un grande professionista e rappresenta la continuità del lavoro fatto finora: il pubblico non si accorgerà nemmeno dell’avvicendamento».
Ormai, Palka e la ricerca sono due facce della stessa medaglia: «Ho cominciato a lavorare nel 1974: sono stato un allievo del professor Francesco Antonio Manzoli. Fino al 1982, sono rimasto in Anatomia, poi a Biologia fino al 1985 e, dal 1986, sono passato a Genetica medica: prima da associato e poi, nel 1989, sono diventato ordinario. Sono passati tanti anni e, in questo periodo, a Chieti abbiamo creato una bella scuola: in Italia non c’è nessuno che abbia l’esperienza che abbiamo accumulato noi». L’ultimo riconoscimento è appena arrivato dall’America: «Una prestigiosa rivista scientifica ha deciso di pubblicare una nostra ricerca eseguita su 209 donne riguardante la diagnosi prenatale sulle cellule fetali», dice Palka. E poi ci sono le persone che hanno dedicato il proprio impegno alla ricerca: «In questi anni», dice Palka, «sono diventati ordinari Giuseppe Calabrese e Liborio Stuppia; sono diventati associati Guanciali, Valentina Gatta e Francesco Brancati; e poi ci sono i ricercatori Elisena Morizio e Ivana Antonucci. È un bel gruppo di genetisti per un’università che ha meno di 50 anni». Ai suoi collaboratori Palka ha affidato già una massima: «L’unione fa la forza, io ormai ho fatto tutto».
Tre le direttive secondo cui si è mosso il dipartimento di Genetica medica in 31 anni: «Con Glauco Torlontano, abbiamo lavorato sulla genetica oncoematologica e dei trapianti e di questo oggi si occupa Calabrese; con il gruppo che adesso fa capo a Stuppia siamo stati i primi a operare nell’infertilità maschile con il progetto Bpy2; poi ci siamo impegnati tanto con le diagnosi prenatali, invasive e non invasive. Abbiamo sempre lavorato sulla ricerca applicata alla clinica e mi sarebbe piaciuto fondare un grande centro ma non è detto che non accada in futuro. Sono soddisfatto del lavoro fatto e se tornassi indietro rifarei ogni scelta. Cosa farò ora? Mia moglie mi ha chiesto se sono emozionato. Io, finora, non ho avuto neanche il tempo di pensare alla pensione: di certo, continuerò a lavorare anche da pensionato e, alle 8 del mattino, sarò sempre il primo ad arrivare in dipartimento».

