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Il limbo dei tre bambini del bosco: conoscono la classe, non la scuola

27 Agosto 2026

I giudici si sono riuniti un mese fa, ma non è ancora arrivata l’ordinanza sul futuro dei Trevallion: così i bimbi non possono essere iscritti ad alcun istituto

VASTO. Chi sta più vicino a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham li definisce traumatizzati, stanchi, provati da un’attesa che non sembra conoscere fine. Tra poco scoccheranno i 300 giorni di distanza da quel 20 novembre in cui il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di separare la famiglia del bosco e di collocare i tre figli – la maggiore ha 9 anni, i due gemellini 7 – nella casa famiglia di Vasto che da allora ha rappresentato il teatro principale di una vicenda giudiziaria dai mille interrogativi e ben poche risposte. L’ultima questione in ordine di tempo riguarda la lungaggine dei giudici nel prendere una decisione risolutiva. Risale a oltre un mese fa la riunione in camera di consiglio che, si pensava, avrebbe impresso una svolta al procedimento. Non è successo.

Si fa fatica a comprenderne le ragioni. È vero, ci sono state le ferie estive e il tribunale minorile aquilano, sempre oberato dai carichi di lavoro, deve fare i conti con una cronica mancanza di personale. Ma dal punto di vista giudiziario sono venuti meno tutti i punti sollevati dai magistrati nel corso di questi mesi. I Trevallion hanno accettato qualsiasi compromesso pur di riavere con sé i loro figli: si sono trasferiti nell’appartamento, provvisto di tutte le utenze, messo a disposizione gratuitamente dal Comune di Palmoli in attesa che si concludano i lavori di ristrutturazione della “nuova casa nel bosco”; i bimbi hanno ricevuto tutti i cicli vaccinali del caso; soprattutto, nonostante prediligessero l’unschooling per l’educazione scolastica dei loro figli, hanno dato l’ok all’iscrizione alla scuola pubblica. Era uno dei nodi più complicati della vicenda, il tema su cui l’opinione pubblica si è spaccata in maniera più netta. Oggi che, almeno sul piano delle intenzioni, è stato sciolto, rimane ancora la questione più impellente da risolvere.

Ecco il paradosso: i piccoli Trevallion hanno affrontato i test di ammissione scolastica e si sa già in quale classe saranno inseriti (la quarta elementare per la più grande, la seconda per i gemellini, in linea con la loro età) ma non quale sarà il loro istituto. Tutto dipende da cosa sceglieranno i giudici. Se il tribunale decidesse per il ricongiungimento, dovrebbe essere la scuola di riferimento per il comune di Palmoli. Viceversa, se si continuasse sul solco di quanto fatto finora, la scuola non potrà che essere un istituto nei pressi della casa famiglia di Vasto. Una differenza non da poco, perché avrebbe un impatto significativo sulla vita dei piccoli, che saranno alle prese con un mondo completamente nuovo – a scuola, fino a oggi, non sono mai andati – ma forse senza la vicinanza dei loro genitori.

Il ritardo appare ancora più inspiegabile alla luce dell’ultima relazione della Neuropsichiatria infantile della Asl di Vasto, dove si fa ripetutamente riferimento alla necessità di riunire la famiglia, separata dallo scorso 20 novembre. Alla luce del fatto che «un’ulteriore permanenza dei minori in casa famiglia potrebbe comportare il rischio di sviluppare una sindrome da stress post-traumatico», si legge, i professionisti raccomandano «un rientro immediato dei bambini». Sono passate settimane da quando il documento è stato depositato. Non gli è mai stato dato seguito.

Il regime a cui è sottoposto la famiglia è sempre lo stesso: la mamma ha la possibilità di vederli due volte a settimana, il padre tutti i giorni. Come se nel corso di questi mesi, soprattutto da quando il nuovo legale dei Trevallion Simone Pillon ha adottato la strategia del compromesso, nulla fosse cambiato. Lo stesso avvocato ha depositato un’istanza formale al tribunale chiedendo che si accelerino i tempi della decisione. Anche questa inascoltata.

Quale sia lo stato emotivo dei genitori del bosco lo descrive bene l’ultima presentazione del libro di Catherine, “La mia verità, memoria e pensieri della mamma nel bosco” (Solferino), che si è tenuta qualche giorno fa ad Agnone, in Molise, ad appena una manciata di chilometri da Palmoli. La donna è scoppiata in lacrime di fronte al comandante della compagnia locale dei carabinieri, Matteo Genovese. «Chiedo scusa, io rispetto le forze dell’ordine», ha detto con la voce spezzata dal pianto al militare prima di abbracciarlo, «ma sono rimasta traumatizzata da quanto è successo». Chi non lo sarebbe?

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